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G20 salute: necessario riorganizzare il SSN e rafforzare i servizi sul territorio

L’assise dei Ministri della Salute, nell’ambito della presidenza italiana del G20 si è svolta a Roma, nei giorni 5/6 settembre, ha visto il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali confederali Cisl, Cgil e Uil.

Nel corso della nostra comunicazione abbiamo sottolineato quanto la pandemia abbia marcato le notevoli debolezze dei sistemi sanitari, in particolare di quelli che hanno sopportato, come il nostro, anni di razionalizzazioni sia sul versante del finanziamento, sia su quello dei servizi.

Per la Cisl è innegabile che la pandemia abbia restituito la consapevolezza che la visione politico sociale contenuta nelle dichiarazioni internazionali di Alma Ata del 1978 e di Astana del 2018 e sostenuta dalla Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che pone come obiettivo globale la “Salute per Tutti” sia fondamentale per assicurare la pace, la sicurezza e lo sviluppo socioeconomico all’interno degli Stati.

Ne discende l’importanza di organizzare Servizi sanitari nazionali, capaci di agire sul fronte dell’uguaglianza nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e di rispondere a istanze fondamentali in materia di giustizia ed equità sociale.

Sensibilità che rimandano alla necessità, ancora purtroppo da realizzare in maniera soddisfacente, di organizzare e consolidare in tutti i Paesi, modelli fondati su criteri e principi universalistici e solidali.

In questo senso abbiamo anche sollecitato l’esigenza di utilizzare, come acceleratori strategici, gli investimenti sulle competenze del personale, sulla ricerca, sull’innovazione e, in particolare, sulla trasformazione tecnologica e digitale. Tutto ciò tenendo conto delle esigenze in materia di dotazioni organiche dei sistemi sanitari, allineandole alle indicazioni delle stesse istituzioni internazionali e mettendo in campo senza esitazioni un piano straordinario di reclutamento di personale, non escludendo di intervenire sul superamento, laddove vigente, del sistema a numero chiuso nelle facoltà universitarie.

Sarà necessario, inoltre, intervenire in prospettiva, a sostegno di sistemi sanitari non focalizzati solo sulla patologia, favorendo modelli centrati sulla salute e sulle determinanti socio economiche di questa, da sviluppare principalmente nell’ambito della rete dei servizi territoriali e assegnando all’ospedale un ruolo esclusivo nella fase delle acuzie.

In questa direzione riteniamo essenziale favorire lo sviluppo effettivo di modelli di assistenza territoriale fondati sul “cure” e sul “care” (curare e prendersi cura) attraverso strutture ad alta integrazione socio sanitaria e socio assistenziale, superando le attuali disuguaglianze fra i territori, sia all’interno della dimensione statuale che sovrannazionale, fronteggiando le emergenze della povertà e della vulnerabilità delle persone con malattie croniche e dei non autosufficienti. Al proposito abbiamo sollecitato ai Ministri partecipanti all’incontro di mettere in campo misure preventive mirate a mantenere in salute le persone anche nella fase di invecchiamento.

Rispetto al PNRR, nel condividere l’impostazione generale predisposta dal nostro Paese, abbiamo insistito sull’esigenza di realizzare in tempi certi gli interventi finalizzati al rafforzamento dei servizi sul territorio con il potenziamento dell’assistenza di prossimità, l’innovazione delle reti ospedaliere con l’aggiornamento tecnologico e la digitalizzazione delle infrastrutture, nonché il potenziamento sulla ricerca bio medica.

Positiva rispetto al tema della prevenzione, la scelta di predisporre interventi caratterizzati da un forte approccio basato sul riconoscimento del legame indissolubile fra la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema.

Parimenti, convinti che la battaglia contro il coronavirus si vinca solo con un approccio globale alla pandemia e che il vaccino rappresenti l’arma più efficace per fronteggiare il virus, abbiamo insistito sull’esigenza di interventi soprannazionali tesi a rendere universale la disponibilità del siero a tutti i Popoli del pianeta, volta a garantire l’immunità anche nei Paesi a basso reddito.

Per questo, anche riguardo alle scelte della nostra Organizzazione rispetto al tema del rafforzamento delle vaccinazioni e sull’obbligo vaccinale e convinti che nessuna economia riuscirà a riprendersi finché il virus non sarà sotto controllo in tutti i Continenti con il raggiungimento dell’immunità globale, ci siamo espressi affinché tutti i Paesi economicamente più forti contribuiscano a perseguire tale obiettivo senza esitazioni, allo scopo di fronteggiare l’avanzare della pandemia e prevedere l’eventualità che nuove e aggressive varianti possano depotenziare gli effetti delle campagne vaccinali, evitando milioni di ulteriori contagi.

Il presente convincimento trova motivazione nei recenti e drammatici dati diramati dall’OMS attestanti che appena l’1,3% degli abitanti dei Paesi in via di sviluppo ha ricevuto solo una dose di vaccino e che meno di un quarto della popolazione mondiale (23,9%) ha completato il ciclo di vaccinazione.

I lavori del G20 Salute si sono conclusi con l’approvazione di una dichiarazione condivisa all’unanimità dai ministri presenti che va nella direzione di sostenere un complesso di azioni tese a incrementare nella Comunità internazionale equità, diritti e giustizia sociale.

Allo scopo di realizzare gli obiettivi della dichiarazione, abbiamo sostenuto con convinzione che per il buon esito dei contenuti previsti sarà fondamentale assicurare un ruolo attivo e propositivo alle parti sociali così come ha previsto nel nostro Paese il recente decreto sulla Governance del PNRR, facendo proprie le istanze del sindacato confederale.

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