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Osservatorio Sociale della contrattazione territoriale. Rapporto 2026 “Contrattare e partecipare. Per progammare e dare forma sociale allo sviluppo dei territori”

14 Luglio 2026 | Focus home, Osservatorio Sociale

Osservatorio Sociale della contrattazione territoriale. Rapporto 2026 “Contrattare e partecipare. Per progammare e dare forma sociale allo sviluppo dei territori”

14 Luglio 2026 | Focus home, Osservatorio Sociale

La contrattazione sociale cresce, si rafforza e amplia il proprio raggio d’azione. È quanto emerge dal rapporto 2026 dell’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale, realizzato da Cisl e Fnp-Cisl insieme al Centro di ricerca WWell dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Nel 2025 sono stati censiti infatti 740 accordi su welfare sociale (67,3%) salute (9,1%), fiscalità locale (9,6%) rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale; il rapporto ne esamina 678, il dato ”più elevato degli ultimi anni”, confermando una dinamica positiva ormai consolidata dalla crisi pandemica in poi.

Gli accordi riguardano 1615 comuni ovvero il 24% del totale, con una copertura della popolazione di 18,1 milioni, pari al 30,5% degli italiani.

Il 76% dei documenti, spiega l’analisi, ha validità comunale, ma cresce contemporaneamente il peso degli accordi intercomunali e delle forme di programmazione territoriale più ampie, segnale di una maggiore capacità di leggere e affrontare problemi che superano i confini amministrativi tradizionali.

Pur se a macchia di leopardo complessivamente la copertura è significativa. Il 65,7% degli accordi è stato sottoscritto in comuni con meno di 5.000 abitanti che affiancati a quelli relativi ai grandi centri attestano una concentrazione tra queste tipologie di enti locali.

Il comune più piccolo dove è stato concluso un accordo è Pedesina, con 37 abitanti, mentre il più grande è Roma, con quasi 3 milioni. I beneficiari diretti degli interventi della contrattazione sociale per tutte le aree di politica riguardano le famiglie presenti nel 25,4% degli accordi; i minori, i disabili e gli anziani (poco più del 10% ognuno); e gli anziani non autosufficienti (6,6%).

Gli interventi sono per lo più di carattere universalistico, ma laddove esiste la selettività (36,5% degli accordi) è prevalentemente basata su criteri socio-demografici ed economici combinati tra loro (25,9% dei casi).

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