«Non basta più un welfare pensato solo come risposta successiva al bisogno, quando la fragilità è già esplosa, la solitudine è già diventata esclusione, la povertà è già diventata emergenza. Serve un welfare comunitario, preventivo, promozionale, sussidiario. Un welfare che non arretra rispetto al ruolo pubblico, ma lo rafforza attraverso la partecipazione delle parti sociali, del Terzo settore, dei servizi, delle associazioni, delle reti di prossimità». Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenendo oggi a Roma, presso il Centro Congressi Cavour, alla presentazione del “Rapporto Contrattazione Sociale 2026“, promossa da Cisl e Fnp Cisl dal titolo “Contrattare e partecipare per programmare e dare forma sociale allo sviluppo dei territori”.
I lavori sono stati aperti da Sauro Rossi, Segretario Confederale Cisl, e da Anna Maria Foresi, Segretaria Nazionale Fnp. Sono poi seguite le relazioni degli esperti del Centro di Ricerca Wwell, i professori Egidio Riva, Rosangela Lodigiani e Massimiliano Colombi, sugli esiti della contrattazione sociale e le evidenze relative all’anno 2025. Infine, prima delle conclusioni della leader Cisl, è intervenuto Roberto Pezzani, Segretario Generale Fnp.
Nel chiudere i lavori, Fumarola ha sottolineato come la contrattazione sociale rappresenti uno strumento decisivo per trasformare la crescita economica in reale benessere diffuso: «La crescita economica è importante, fondamentale. Ma per produrre benessere non basta crescere. Bisogna capire come si cresce, per chi si cresce, con quali priorità, qualità delle relazioni, attenzione alle persone, e in particolare alle persone fragili, alle famiglie, agli anziani, come anche ai giovani, ai lavoratori, alle comunità. La contrattazione sociale serve a questo: a impedire che ‘crescita’ resti una parola astratta, e diventi invece vero sviluppo».
La Segretaria Generale ha quindi richiamato i dati del Rapporto 2026: «Nel 2025 la contrattazione sociale ha coperto un quinto dei Comuni italiani e un terzo della popolazione. Oltre 700 accordi, che indicano tenuta, radicamento, credibilità. Ma che ci danno anche l’obiettivo di fare rapidamente un ulteriore salto in avanti. Dobbiamo allargare i confini della nostra rappresentanza sociale, portare questa esperienza dove oggi è più debole, qualificarla dove è già forte, collegarla meglio alle grandi sfide che attraversano il Paese».
Per Fumarola, la contrattazione sociale non è un capitolo separato dell’azione sindacale, ma una delle espressioni più concrete dell’idea di sindacato confederale della Cisl: «Non è una ‘riserva’ sindacale, un capitolo separato del nostro lavoro. Al contrario: è una delle forme più concrete della nostra idea di sindacato confederale. È qui che si vede la differenza tra una rappresentanza lobbistica e la nostra ambizione a raggiungere il bene comune. Qui si distingue il sindacato ideologico che si limita a protestare da quello che sa leggere la complessità e vuole cambiare le cose verso soluzioni integrate che mettano insieme tutte le tessere di uno sviluppo sostenuto e sostenibile, equo e ben distribuito».
Fumarola ha inoltre ribadito la necessità che la partecipazione sociale intervenga a monte dei processi decisionali: «La contrattazione sociale non può essere convocata a valle, quando tutto è già deciso. Deve stare a monte, quando si definiscono priorità, bilanci, servizi, investimenti, piani sociali e sanitari. Partecipare non significa essere informati per cortesia. Significa incidere. Significa portare dati, bisogni, proposte, competenza, responsabilità. Accettare la fatica della mediazione, ma anche pretendere che la mediazione produca risultati verificabili».
Nelle conclusioni, la Segretaria Generale della Cisl ha collegato la contrattazione sociale al più ampio disegno del Patto sociale proposto dal sindacato al Paese: «Abbiamo bisogno di una nuova stagione di dialogo sociale e di rafforzare la trama della coesione, dell’inclusione, di una costruzione realista e pragmatica, che escluda populismi di ogni colore: demagoghi in divisa e professionisti della destabilizzazione, che cercano di trasformare ogni problema in una trincea, ogni divergenza in un nemico. Anche per questo la contrattazione sociale è parte importante di quel Patto sociale che la Cisl propone al Paese. Per una vera stagione di crescita, più umana e più condivisa per tutti» ha concluso la leader Cisl.












