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Emilia R. Cisl: «Basta campanilismi, serve un Patto per la Mobilità Romagnola»

22 Maggio 2026 | Dai Territori > Emilia Romagna

Emilia R. Cisl: «Basta campanilismi, serve un Patto per la Mobilità Romagnola»

22 Maggio 2026 | Dai Territori > Emilia Romagna

Nel dibattito sempre più acceso sul futuro delle infrastrutture, dell’Alta Velocità e del potenziamento della rete viaria in Romagna (dalla E45 e la Statale 16 Adriatica agli scali aeroportuali Ridolfi di Forlì e Fellini di Rimini, al trasporto pubblico locale fino al porto di Ravenna), la CISL Romagna interviene per ridefinire le priorità metodologiche e strategiche dell’intero territorio.

Per la CISL Romagna, la discussione non può e non deve ridursi a una sterile “guerra dei campanili” o a una corsa a chi rivendica una fermata o un’infrastruttura a discapito dei vicini. Il DNA del sindacato poggia da sempre su una visione d’insieme e sulla logica del “fare sistema” a livello romagnolo, considerando le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini come un’unica grande area metropolitana integrata.

Un’integrazione che oggi deve poggiare su tre pilastri economici fondamentali, strettamente interconnessi tra loro: i distretti produttivi d’eccellenza (dall’agroalimentare alla meccatronica, dal calzaturiero al manifatturiero, dal distretto della chimica a quello portuale di Ravenna), il sistema delle fiere e dei congressi, e l’intera economia del turismo.

Se le fiere e l’indotto turistico attraggono periodicamente centinaia di migliaia di operatori da tutto il mondo generando enormi picchi di mobilità, i distretti industriali e artigianali della Romagna muovono quotidianamente migliaia di lavoratori e un flusso continuo di merci che richiede collegamenti rapidi, affidabili e moderni per non perdere competitività sui mercati europei.

A fronte di questa complessità, la CISL Romagna pone un interrogativo chiaro: che fine ha fatto Romagna Next? Il primo Piano Strategico di area vasta, nato proprio con l’ambizioso obiettivo di pianificare e discutere le grandi infrastrutture, la transizione e la mobilità integrata del territorio romagnolo, non può rimanere un esercizio teorico o un faldone dimenticato in qualche cassetto.

La programmazione strategica c’era e va ripresa subito: serve continuità politica e istituzionale per tradurre quelle linee guida in cantieri e servizi reali.

“Guardare alle infrastrutture con la lente del singolo comune o del singolo distretto è un errore storico che rischia di paralizzare lo sviluppo della Romagna,” dichiara la Segreteria della CISL Romagna.

“L’Alta Velocità ferroviaria, il potenziamento della rete stradale come la E45 e la Statale Adriatica, lo sviluppo degli scali aeroportuali del Ridolfi di Forlì e del Fellini di Rimini, portuali e il trasporto su gomma non sono capitoli separati, ma tessere di un unico mosaico. Chiediamo a tutte le istituzioni, alle associazioni di categoria e alle forze sociali di alzare lo sguardo e non arrendersi davanti alla complessità, evitando personalismi e rivendicazioni territoriali parziali”.

Secondo la CISL Romagna, la vera sfida non è decidere dove fermare un singolo treno veloce, ma come permettere a lavoratori, studenti, turisti e merci di muoversi fluidamente all’interno di tutta la Romagna e verso i grandi corridoi nazionali ed europei.

Serve, dunque, una forte intermodalità: il ferro deve dialogare con la gomma in modo efficiente, garantendo coincidenze reali, bigliettazione unica e collegamenti capillari anche per le aree interne e collinari, spesso a rischio isolamento.

Per trasformare questa visione in realtà, la CISL Romagna lancia un appello formale a tutti i soggetti in campo per l’apertura di un confronto serio, strutturato e privo di pregiudizi: “Invitiamo i Sindaci, la Regione Emilia-Romagna, le rappresentanze economiche e i gestori delle reti di trasporto a sedersi attorno a un tavolo comune per ripartire concretamente dallo spirito di Romagna Next,” conclude la Segreteria sindacale.

“La Romagna ha bisogno di un vero e proprio ‘Patto della Mobilità’. Solo attraverso la concertazione e una pianificazione strategica condivisa potremo attrarre gli investimenti necessari, tutelare l’ambiente, migliorare la qualità della vita dei lavoratori pendolari e sostenere la competitività delle nostre imprese. Dividersi oggi significa condannarsi all’irrilevanza domani”.

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