«Uno dei punti che non possiamo accettare è la scarsa partecipazione delle organizzazioni sindacali nei processi decisionali legati all’Area di Crisi Complessa di Torino. Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere tenuti all’oscuro, come è successo in questi anni da quando Torino è stata riconosciuta Area di crisi complessa, sulle scelte che riguardano il loro futuro. Non è accettabile che i criteri di assegnazione dei fondi e lo stato di avanzamento dei progetti vengano gestiti senza un coinvolgimento pieno e strutturato del sindacato. In questi anni è mancata non solo una regia, ma soprattutto l’informazione e la comunicazione». Lo ha dichiarato il segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Giuseppe Filippone, nel corso dell’audizione di oggi pomeriggio davanti alla Nona Commissione Senato su “Torino area di Crisi complessa”.
«È fondamentale ampliare l’Area di Crisi Complessa ad altri comuni della provincia torinese che ne facciano motivata richiesta (oggi sono 112 su 312 complessivi), coinvolgendo anche altri settori in crisi come la componentistica non metalmeccanica e il settore delle Telecomunicazioni, a partire dai call center, – ha aggiunto Filippone – e coinvolgere pienamente le organizzazioni sindacali negli iter decisionali, nei criteri di assegnazione dei fondi e nel monitoraggio dei progetti. Inoltre, sarebbe importante l’istituzione di un tavolo territoriale permanente, presieduto dal Comune di Torino, con tutti i soggetti sociali ed economici, per costruire insieme la visione di sviluppo del territorio. Dobbiamo accompagnare la transizione, non subirla. E questo significa che la manifattura deve rimanere il pilastro attorno al quale costruire la diversificazione».
Piemonte. Filippone (Cisl): «Su Torino area di crisi complessa. Serve cambio di passo»
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