«I dati del rapporto “Sud Vivo”, promosso dalla Fondazione con il Sud, impongono una riflessione e una risposta strutturale: 730mila residenti persi tra il 2001 e il 2023 e una possibile riduzione della popolazione di quasi il 38% entro il 2080 rappresentano una sfida nazionale ed europea». E’ quanto sottolinea il segretario confederale della Cisl, Angelo Marinelli, commentando i dati del rapporto “Sud vivo”.
«La crescita del PIL meridionale, superiore negli ultimi anni a quella del Centro-Nord, conferma il valore delle leve di fiscalità di sviluppo messe in campo, degli investimenti pubblici, del PNRR e della coesione. Va trasformata in lavoro stabile, sicuro e adeguatamente retribuito, soprattutto per giovani e donne, il cui tasso di occupazione è pari al 41%.
La partenza dei giovani qualificati trasferisce inoltre altrove competenze e benefici dell’investimento pubblico e familiare nella formazione, lasciando irrisolti i divari territoriali», aggiunge Marinelli.
«Il rifinanziamento del credito d’imposta ZES Unica e gli incentivi alle assunzioni previsti dalla legge di bilancio sono strumenti positivi: integrati con formazione, politiche attive e investimenti in infrastrutture e politiche industriali devono generare occupazione duratura e crescita delle filiere locali.
La continuità degli investimenti oltre il PNRR richiede coordinamento tra fondi europei, FSC e ZES e una politica di coesione forte, che sostenga lavoro e servizi anche nella prospettiva del “Right to Stay” europeo.
È il senso del Patto sociale CISL: impegni condivisi tra Governo e parti sociali su salari, produttività, industria e welfare, valorizzando contrattazione e partecipazione.
Contrastare lo spopolamento significa anche valorizzare il Mezzogiorno come hub produttivo, energetico, logistico e volano di sviluppo euromediterraneo. Una scelta decisiva per il futuro dell’Italia, la coesione europea e lo sviluppo condiviso del Mediterraneo», ha concluso Marinelli











