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“Sulla strada aperta da Marco Biagi oltre precarietà e supponenze” da ‘Avvenire’

Sono passati vent’anni dal barbaro assassinio di Marco Biagi, il “giurista progettuale” che con il suo Libro bianco si era impegnato a cambiare le condizioni del mercato del lavoro. Uno tra gli obiettivi di riforma di Marco Biagi era lo “Statuto dei Lavori”, non un corpo di norme a se stante, ma un intervento organico per estendere i livelli di tutela a tutte le forme di lavoro.

“Lo Statuto dei lavori – scriveva Biagi una settimana prima di essere assassinato – dovrebbe finalmente dare all’Italia nuove tecniche per regolare tutti i tipi di lavori, anche quelli atipici, rivedendo vecchie norme non più in sintonia con la moderna organizzazione del lavoro”. È veramente arrivato il tempo di recuperare quel luminoso monito e quell’insegnamento.

Oggi abbiamo la possibilità di promuovere un migliore accesso al lavoro dei giovani con la formazione professionale e l’apprendistato, attraverso un buon uso delle risorse del Pnrr. Dobbiamo mettere in campo per tutti, finalmente, una riforma organica degli ammortizzatori sociali in senso universalistico, come ci spiegava lo stesso Biagi, una grande svolta sulla partecipazione dei lavoratori alle decisioni strategiche delle imprese. Sono queste le sfide di venti anni fa e di oggi. (…)

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