«La crescita c’è, ma per renderla stabile è necessario dare stabilità all’occupazione. I recenti dati diffusi da Veneto Lavoro confermano innanzitutto che la campagna vaccinale sulla quale la Cisl si è molto impegnata ha dato i suoi frutti per una ripresa delle attività economiche che va al di là delle aspettative, ma ha confermato anche la tendenza ad un aumento del lavoro precario, che significa incertezza e incapacità, soprattutto per i giovani e le famiglie, di programmare un futuro. Preoccupa il numero di quanti non cercano nemmeno più un lavoro: la diminuzione del 9,1% delle dichiarazioni di disponibilità al lavoro, che in Polesine arriva perfino al 12,8%, è un dato da non sottovalutare, che indica sfiducia e scoraggiamento.
E preoccupa anche la dinamica relativa alle assunzioni a tempo indeterminato, le uniche a risultare negative – del 6%, rispetto al 2019 – nonostante gli incentivi per i lavoratori con meno di 36 anni. E se è vero che il numero dei licenziamenti si conferma inferiore a quello pre Covid, bisogna ricordare che nell’ultimo trimestre la chiusura dei contratti è dovuta principalmente a fine termine e che il 31 ottobre scadrà il blocco dei licenziamenti anche per le piccole e medie imprese.
Questi dati confermano la necessità di avviare un piano di investimenti a livello territoriale finalizzato alla creazione di buona occupazione, anche attraverso la realizzazione di progetti formativi rivolti ai lavoratori coinvolti nei processi di innovazione tecnologica e transizione ecologica. In attesa che il Nadef destini ulteriori risorse alla riforma degli ammortizzatori sociali, è necessario potenziare le politiche attive territoriali e studiare strumenti idonei ad accompagnare i lavoratori verso un’occupazione stabile».
Veneto. Scavazzin (Cisl): “Bene la crescita, ma bisogna dare stabilità all’occupazione”
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