Roma, 13 gennaio 2016. “Per debellare la piaga del caporalato non esistono scorciatoie. Bisogna valorizzare, in Italia come in Europa, il ruolo delle parti sociali e in particolare l’apporto del mondo del lavoro, che bene conosce criticità e specificità di imprese e territori. Istituzioni, sindacati e imprese devono muoversi nella direzione di un patto per l’innalzamento della qualità del lavoro agricolo”. Lo ha detto Luigi Sbarra, Commissario nazionale Fai-Cisl e Segretario Confederale Cisl, intervenendo a Grosseto ad una iniziativa sul caporalato organizzata dalla Fai. “Con il ddl varato a novembre il governo recepisce alcune importanti richieste del sindacato in merito ad una necessaria stretta sulla sugli aspetti repressivi e all’introduzione di nuovi indennizzi per le vittime di sfruttamento. Ma c’è ancora troppo poco sul versante della Rete del lavoro agricolo di qualità”. Per Sbarra, “il problema è anche culturale, con associazioni imprenditoriali che non si adoperano sufficientemente per convincere le aziende all’adesione. Ma soprattutto, come abbiamo detto al governo, mancano risorse vere con cui premiare le aziende che rispettano contrattazione e legislazione con decontribuzione e fiscalità di sviluppo”. Per il sindacalista “servono inoltre articolazioni operative che permettano alla Rete di stipulare accordi e convenzioni”. Criticità non diverse riguardano la Cabina di regia, che “senza funzioni territoriali resta una mera scatola nazionale”. Il ruolo delle parti sociali resta centrale, nell’ambito di una “rete di sostegno che non intervenga solo in chiave emergenziale, o solo in corrispondenza dei mesi delle grandi raccolte. Dobbiamo invece dare continuità ed efficacia ad un’azione quotidiana di controllo, prevenzione, gestione del mercato del lavoro, governo dei flussi migratori. Garantire la necessaria partecipazione alle politiche attive del lavoro”. Per il Commissario Fai va inoltre elevato il livello della sfida in Europa. “Il caporalato di oggi non è quello di una generazione fa. Le interazioni internazionali aumentano di anno in anno, come anche i rapporti tra la nostra criminalità organizzata e quella del resto d’Europa. “Dobbiamo lottare maggiormente nelle sedi Ue e fare le dovute pressioni perché vengano varate, estese e applicate direttive e norme a tutela della dignità del lavoratore e contro lo sfruttamento. Si tratta di rafforzare la collaborazione transfrontaliera; di realizzare uno scambio delle migliori pratiche in termini di assistenza e informazione per i lavoratori e di repressione per gli sfruttatori”.
Caporalato. Sbarra (Fai Cisl): “Un patto tra istituzioni, sindacati e imprese per l’innalzamento della qualità del lavoro agricolo”
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