Emilia Romagna, 9 ottobre 2017. Come CGIL CISL UIL esprimiamo forte preoccupazione rispetto alla decisione assunta dal Ministero della Salute di chiudere i punti nascita della montagna. Più volte abbiamo rimarcato che mantenere i servizi alla persona nelle aree marginali è fondamentale per incentivare la coesione sociale e di conseguenza la tenuta complessiva del territorio, non solo dal punto di vista demografico. Temi questi molto cari non solo alla Regione Emilia Romagna che ha presentato lo scorso anno proprio a Castelnovo il Programma regionale per la montagna , ma anche al Governo centrale con il programma avviato che risponde al nome di “Strategia Nazionale per le Aree Interne”. Il documento preliminare cita esplicitamente tra gli altri tre punti imprescindibili: scuola, mobilità e salute e li pone come cardini su cui incentrare la strategia per rendere attrattivo tutto il territorio appenninico “nei confronti di nuovi soggetti che lo eleggano come proprio riferimento, apprezzandone i caratteri di vivibilità quotidiana, non meno che per la capacità di offrire opportunità di lavoro e di reddito”. Scuola, mobilità e salute quindi sono ambiti su cui occorre investire non solo in quantità ma soprattutto in qualità; solo facendo così si può parlare davvero di sviluppo economico e di coesione sociale. Per noi la decisione di chiudere i punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano e Borgo Val Taro va esattamente dalla parte opposta: si toglie un servizio fondamentale alla donna in uno dei momenti più delicati della vita: quello del parto dentro un contesto anche di riconoscimento identitario. Questa primavera avevamo chiesto come Organizzazioni Sindacali la possibilità di confrontarci con le istituzioni dei vari territori montani per qualificare un patto di comunità per la tenuta complessiva del territorio appenninico ; ora è ancora più impellente e non più rinviabile e lo ribadiamo con forza.
Emilia Romagna. Sindacati: Preoccupazione per chiusura punti di nascita della montagna
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