Palermo, 17 aprile 2019. «Eventuali tagli alla spesa per servizi sociali, in Sicilia sarebbero insostenibili. Nell’Isola che nel 2018 ha perso quattromila posti di lavoro rispetto all’anno prima e nella quale il 52% della popolazione è a rischio povertà, preoccupa non poco l’eventuale scure su fasce sociali così deboli. Finirebbe solo col far lievitare ulteriormente il clima di disagio. E di sfiducia». Così il vertice regionale della Cisl riunito oggi a Palermo, alla notizia che il governo nazionale avrebbe respinto la proposta della Regione di spalmare su trent’anni il disavanzo residuo di 560 milioni, ereditato dalle gestioni politiche passate. «Temiamo – spiega Sebastiano Cappuccio, segretario generale – che l’obbligo di recuperare risorse in tempi brevi e a tutti i costi finisca col tradursi in un’ipoteca accesa sull’economia e sulla società siciliane». «Nel 2006 il Pil per abitante in Sicilia era più basso del 33% della media nazionale. Oggi siamo al -40%. E una politica di contenimento obbligato, con l’inevitabile taglio dei trasferimenti agli enti locali e alle spese sociali, non aiuterebbe certo». La Cisl, si legge in una nota, «condivide le perplessità dichiarate dai vertici istituzionali della Regione nei riguardi dell’approccio ragionieristico del governo Conte alla questione Sicilia. E al tema della definizione chiara delle norme di attuazione dello Stauto regionale, con i connessi riflessi finanziari». Oltretutto, rileva il sindacato che l’eventuale ridefinizione della politica regionale di bilancio «svuoterebbe di senso pure il Def appena approvato». Come dire, che risulterebbe asfaltata l’intera manovra organizzata fin qui dal governo regionale. «Noi siamo pronti a dare il nostro contributo di idee e d’azione – afferma Cappuccio – affinché la Regione possa tirarsi fuori da questo cul-de-sac».
Sicilia. Cappuccio (Cisl): “Le logiche da ragionieri sono insostenibili per la regione Sicilia”
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