Il sindacalista nell’intervento torna ad affrontare anche la questione voucher. “In agricoltura serve solo a far saltare le tutele su previdenza, malattia, maternità. Con l’estensione del 2018 si parlava di 50 mila posti di lavoro, ma nessuno li ha mai visti. È uno strumento rimasto utilizzabile per studenti, disoccupati e pensionati. Volendo, varrebbe anche per lavoratori in cassa integrazione o percettori di reddito di cittadinanza. Dobbiamo chiederci se sia giusto in nome dell’emergenza sanitaria andare oltre questi limiti. La risposta è no, almeno che non si voglia precarizzare ancora di più un lavoro che, essendo per sua natura stagionale, ha sempre avuto una contrattazione garante della massima flessibilità, persino del lavoro a chiamata giornaliera. E a meno che non si voglia tornare ai tanti abusi del passato, quando il voucher produceva occasioni di lavoro nero e sfruttamento”. “Il lavoro agricolo – conclude Rota – non può essere equiparato a quello di un giardiniere che fa potature una volta l’anno in un condominio. Deve essere sostenuto con la buona contrattazione. Non è un caso, se tanti operai polacchi non vogliono rientrare in Italia ma si stanno spostando in Germania, dove per rispondere alla crisi di manodopera agricola sono state offerte migliorie contrattuali, anziché voucher”.
Agricoltura. Rota (Fai Cisl): “Regolarizzazione migranti gesto di civiltà, non sia battaglia ideologica”
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Il sindacalista nell’intervento torna ad affrontare anche la questione voucher. “In agricoltura serve solo a far saltare le tutele su previdenza, malattia, maternità. Con l’estensione del 2018 si parlava di 50 mila posti di lavoro, ma nessuno li ha mai visti. È uno strumento rimasto utilizzabile per studenti, disoccupati e pensionati. Volendo, varrebbe anche per lavoratori in cassa integrazione o percettori di reddito di cittadinanza. Dobbiamo chiederci se sia giusto in nome dell’emergenza sanitaria andare oltre questi limiti. La risposta è no, almeno che non si voglia precarizzare ancora di più un lavoro che, essendo per sua natura stagionale, ha sempre avuto una contrattazione garante della massima flessibilità, persino del lavoro a chiamata giornaliera. E a meno che non si voglia tornare ai tanti abusi del passato, quando il voucher produceva occasioni di lavoro nero e sfruttamento”. “Il lavoro agricolo – conclude Rota – non può essere equiparato a quello di un giardiniere che fa potature una volta l’anno in un condominio. Deve essere sostenuto con la buona contrattazione. Non è un caso, se tanti operai polacchi non vogliono rientrare in Italia ma si stanno spostando in Germania, dove per rispondere alla crisi di manodopera agricola sono state offerte migliorie contrattuali, anziché voucher”.
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