Roma, 3 dicembre 2020 – I dati di ieri ci hanno detto che in Italia il mese di novembre è stato in assoluto il peggiore dall’inizio della pandemia. Il continuo aumento dei casi ha portato con sè, purtroppo, anche quasi 13.000 morti.
Solo poche settimane or sono si discettava con noncuranza sull’opportunità o meno di “chiudere”, con le regioni gelose della colorazione attribuita alle altre, con i rispettivi presidenti che litigavano tra loro, con il governo, con chiunque. “Siamo messi meglio di…, e poi anche di…”. Ipocriti ignoranti.
Nessuno che abbia mai avuto la decenza, la statura morale necessaria e sufficiente per ammettere i propri errori, i mancati interventi, i ritardi nella predisposizione di piani e di investimenti. Eppure i medici…loro si, hanno detto dall’inizio dell’anno che saremmo andati incontro ad una strage.
Abbiamo detto ogni volta che eravamo pochi, mal distribuiti, male equipaggiati, costretti in strutture insufficienti per numero e per dislocazione, alla mercé di decisori politici incompetenti, arroganti e comunque inadeguati (quando non collusi in affari di illegalità, come le ultime notizie in Piemonte).
Abbiamo detto ogni volta che avremmo fatto il nostro dovere, che avremmo onorato il giuramento che ci impegna nella professione che abbiamo liberamente scelto, che avremmo curato chiunque nel migliore dei modi possibili, incuranti delle difficoltà che – alla luce di quanto scrivevo poche righe più sopra – non sono fatalità inevitabili, anzi.
E abbiamo dimostrato di saper fare il nostro lavoro, abbiamo dimostrato di non preoccuparci degli orari e del pericolo. Siamo stanchi ma continuiamo. Sono morti centinaia di colleghi e coloro che restano serrano le fila e continuano. Ma non veniteci a dire che molto di questo non poteva essere evitato.
Quando viene lasciato al suo posto chi svolge il proprio compito come il titolare di una sinecura, ignaro persino delle proprie attribuzioni, dei propri compiti, quando si continua a non programmare un massiccio aumento delle borse di specializzazione per avere (almeno tra qualche anno !) medici in numero sufficiente e con le specializzazioni necessarie, quando si continuano a comprare medicine e attrezzature a caro prezzo e troppo tardi (se non a restarne privi, come è il caso recente dei vaccini anti-influenzali), quando persino ex ministri e politici di ogni estrazione, ogni sera, nelle varie trasmissioni tv – messi di fronte alle evidenti prove della loro incapacità e delle inchieste aperte nei loro confronti – possono cavarsela con un’alzata di spalle e qualche battuta polemica… lo scoramento è forte.
Perché si avverte in modo più doloroso che non tutti stiamo combattendo, non tutti ci stiamo impegnando. C’è chi lavora duramente, mettendo a rischio l’incolumità propria e dei familiari, e chi invece sta nelle retrovie, a parlare in tv di cosa dovrebbe esser fatto, senza poi fare mai alcunché in concreto.
Ma come scrivevamo nei primi giorni di questa emergenza pandemica…non si illudano, questi soggetti, che i medici non abbiamo buona memoria. In un momento cruciale per il Paese, ciascuno ha mostrato il proprio vero aspetto. Ed i medici, come altre categorie di lavoratori, sono la parte più bella e sana di una società che dovrà superare questa tempesta, per non dover issare bandiera bianca per colpa di qualcuno.
Sanità. Papotto (Cisl Medici): “C’è chi lavora duramente, mettendo a rischio l’incolumità propria e dei familiari”
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