Occupazione, crescita, innovazione, sostenibilità, sviluppo, sicurezza e salute sono facce della stessa medaglia. Guardare avanti significa legarle in un unico disegno organico ad un solo filo, con un Patto sociale che metta a sistema corresponsabilità e consapevolezza e che coinvolga il mondo del lavoro e le Istituzioni. Insistiamo nel ribadire che serve coesione sociale per governare la transizione ecologica e sociale, mettendo al centro il lavoro e i giovani, temi questi trattati anche nel corso della 49° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, voluta dalla Cei tenutasi a Taranto, e che ha visto anche l’intervento del nostro Segretario generale Luigi Sbarra. La questione ambientale va affrontata nel suo complesso e riguarda tutti i settori produttivi, dall’industria all’agricoltura, alla chimica, al ciclo dei rifiuti, ai trasporti, con percorsi da realizzare di sostenibilità, ambientalizzazione, bonifica, decarbonizzazione e con processi di economia circolare, fino agli stili di vita di ogni singola persona. Occorre una giusta transizione che salvaguardi l’ambiente, la salute, la sicurezza e l’occupazione. In questi mesi anche la pandemia ci ha insegnato di quanto si è interconnessi e dove in queste dinamiche il lavoro ha un ruolo centrale.
Bisogna avviare un percorso che preveda la riorganizzazione del lavoro partendo da quello sicuro e contrattualizzato attraverso le politiche attive, la formazione, gli investimenti pubblici e privati, la partecipazione tramite un cammino di cittadinanza attiva nei territori. Insomma c’è bisogno di un’alleanza, un patto sociale e ambientale con i lavoratori, gli imprenditori, le istituzioni, la pubblica amministrazione, in modo che possa tornare la politica del fare perché si riducano sempre più, le numerose diseguaglianze e non si lasci indietro nessuno.
Bene dunque guardare e muoversi verso la sostenibilità ambientale e sociale, ma bisogna verificare contestualmente che ciò avvenga senza che nessun posto di lavoro vada perduto, è troppo alto il prezzo che abbiamo e stiamo pagando come Puglia. Lo si può fare attraverso le giuste riforme per proiettare il Paese e la Puglia verso un benessere economico, sociale, ambientale.
In quest’ottica si pone anche la questione sanitaria nella nostra regione. La pandemia lo ha evidenziato, occorre maggiore appropriatezza sul territorio pugliese. Il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), nella missione 6 prevede lo sviluppo di reti di prossimità, strutture e telemedicina. Tutto questo costituisce un’opportunità da non perdere per la Puglia ma che va affrontata con il nodo della carenza del personale sanitario diretto e indiretto, vero problema a cui dare priorità, perché sarebbe di oltre dieci mila unità il deficit pugliese. Auspichiamo pertanto che dal Pnrr la sanità pugliese possa ripartire, come continuiamo a chiedere da tempo, con la prevenzione, lo smaltimento delle liste di attesa, il recupero delle prestazioni non effettuate che di fatto sconta ritardi molto molto importanti, in modo da poter interrompere anche definitivamente il triste fenomeno del “turismo sanitario”. Riflettiamo tutti insieme sul futuro che speriamo e vogliamo realmente per noi e per le prossime generazioni. La transizione ecologica passi dunque anche da quella sociale, economica e sanitaria. La parola sostenibilità sia il sinonimo di nuova fraternità e partecipazione: tra persone di qualunque nazionalità e genere, di confronto e concertazione tra parti datoriali, sindacato e istituzioni, tra uomo e ambiente, mettendo al centro la persona e il lavoro.
Puglia. Castellucci (Cisl): “La transizione ecologica passi da quella sociale ed economica”
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