«L’occupazione femminile deve essere al centro dell’azione politica nazionale e locale per promuovere una vera parità di genere e per una ripresa più solida del sistema produttivo: formazione e lotta alla precarietà sono le priorità sulle quali puntare, oltre a un profondo cambiamento culturale che, nonostante gli strumenti disponibili, stenta ancora a decollare. Alla fine del 2021 i disoccupati in Veneto erano circa 396.000, il 57% dei quali donne. E il nostro territorio fa registrare percentuali analoghe: a Padova i disoccupati sono 70.200, 40.300 dei quali donne, e a Rovigo, su 21.200 disoccupati 12.400 sono donne. Per favorire un vero cambiamento, i fondi del Pnrr possono rappresentare un’imperdibile occasione, a vantaggio di tutti.Secondo uno studio della McKinsey (multinazionale della consulenza), se tutta l’Europa si comportasse come i migliori Paesi in termini di parità di genere, il Pil aumenterebbe del 9% in dieci anni. La recente Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza istituita dall’Onu per promuovere la piena parità nella carriera scientifica, ha messo in luce quanto ci sia ancora da fare nel campo della formazione, non solo per l’accesso alle materie Stem in sé, quanto per il contrasto a quella disuguaglianza, a volte occulta e strisciante, che frustra le aspirazioni delle donne fin da quando sono bambine. E’ quindi lungimirante l’investimento di un miliardo di euro con risorse del Pnrr annunciato dal governo per raddoppiare la presenza delle donne nel mondo della scienza, soprattutto intervenendo su tutto l’arco dell’istruzione, per portare le iscritte alle materie Stem almeno al 35%. Il nostro territorio, per la natura del sistema produttivo e per la presenza dell’Università, rappresenta una palestra ideale per questa progettualità. L’Innovation Lab di Rovigo se n’è occupato nell’ambito di Padova Treviso Venezia Rovigo Capitale Cultura d’Impresa 2020. Anche l’Università di Padova dimostra da anni attenzione per questo tema con l’organizzazione di incontri sul ruolo della scuola e di progetti volti a favorire la parità anche in queste materie. Tutto questo è importante, ma non basta, perché è necessario intervenire contemporaneamente sull’approccio al mondo del lavoro e sulla cultura di genere. Lo dimostra il confronto tra studio e lavoro. Secondo l’Istat, nel 2020 le donne laureate tra i 25 e i 34 anni erano oltre 1 milione, pari a circa il 60%, mentre gli uomini si fermavano a quota 746mila, pari al 40%. Ma nella stessa fascia di età sono gli uomini ad avere un tasso di occupazione superiore, anche se il divario tende a diminuire con l’aumento del livello di istruzione. Questo anche perché il carico della cura dei figli e delle persone anziane pesa soprattutto sulle donne. Gli strumenti per spostare questo peso e riequilibrarlo ci sarebbero, ma vengono poco utilizzati. Il congedo parentale Covid, ad esempio, è stato utilizzato nel 90% dei casi dalle donne. Secondo un’indagine Inapp, tra il 2015 e il 2019, le donne hanno beneficiato dei congedi ordinari nella misura dell’80%. Anche qui si registra un lento miglioramento: la percentuale di uomini che lo hanno utilizzato è passata dal 15 al 21 per cento. Sono aumentati anche i congedi di paternità, che rimangono comunque al di sotto dei livelli auspicabili. Anche la scelta dell’orario di lavoro penalizza le donne, che secondo i dati di Veneto Lavoro rappresentano il 64% delle assunzioni in part-time. E se questo da un lato consente loro di conciliare vita e lavoro, dall’altro è penalizzante per la carriera, oltre ad aumentare ulteriormente, in futuro, il gender gap pensionistico. Abbiamo ora l’opportunità, grazie alle risorse da investire per la ripresa economica, di invertire la rotta per garantire un vero rispetto della parità di genere, a vantaggio non solo delle donne, ma di tutti».
Veneto. Cisl: “8 marzo. La disoccupazione femminile è un’emergenza”
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