«A distanza di 77 anni dal giorno in cui l’esercito russo liberò il campo di sterminio di Auschwitz possiamo pensare alla Shoah come un’immane tragedia confinata in un periodo storico ormai lontano e definitivamente chiuso. Non possiamo però cessare di riflettere sulle cause che permisero una simile atrocità. Non solo perché, come ammonisce Primo Levi, “coloro che dimenticano il passato sono condannati a riviverlo”, ma perché è nei periodi di incertezza come questo che potrebbero prendere piede teorie assurde, come accadde in Germania con il concetto nefasto di razza superiore. Non dimentichiamo che il nazismo prese il potere in Germania sulle ceneri della Repubblica di Weimar, contrassegnata da un’inflazione galoppante, forte disoccupazione, conflitti sociali esasperati.
Eppure non è facile comprendere come Hitler riuscì a convogliare contro il popolo ebreo il malessere generalizzato. Dobbiamo quindi vigilare, perché i mostri generati dal sonno della ragione non sono mai sopiti del tutto. Dobbiamo vigilare anche sulla precarietà del lavoro, sulle preoccupazioni di molte famiglie per l’aumento dei prezzi, sulla sfiducia delle imprese, sull’insicurezza, sulla paura dei giovani di proiettarsi nel futuro e sulla solitudine degli anziani. Dobbiamo vigilare perché il seme dell’odio non è del tutto estirpato e dobbiamo evitare che torni a dare i suoi frutti. Tra meno di un mese sarà passato un anno dall’invasione russa in Ucraina, con gli orrori quotidiani che la guerra porta con sé e con le pesanti conseguenze economiche tipiche di ogni conflitto, amplificate in questo caso dalla globalizzazione. I molti conflitti che insanguinano il pianeta e la ribellione dei giovani in Iran dimostrano che i valori della pace e del rispetto dell’altro vanno riaffermati ogni giorno.
Il Giorno della Memoria è l’occasione per rendere omaggio a tutte le vittime della Shoah, ma è anche il simbolo della vittoria sul male. Parlando dell’antisemitismo, che periodicamente torna a manifestarsi ancora oggi, lo scrittore Abraham Yehoshua, scomparso lo scorso anno, ha scritto che si tratta di una “malattia di vecchia data”, contro la quale, “è necessario, come contro un’epidemia, vaccinare i non ebrei. E come abbiamo imparato negli ultimi due anni della pandemia di Covid-19, un vaccino solo non basta mai, dobbiamo necessariamente ripeterlo, e magari cambiare di volta in volta la formula”. Mi auguro che questo Giorno della Memoria sia veramente l’occasione per vaccinarci, e vaccinare soprattutto i giovani, contro ogni forma di intolleranza e discriminazione».
Veneto. Cisl: “Giorno della Memoria. Non perdiamo l’occasione di riaffermare i valori della pace e della tolleranza”
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