Si è svolta oggi a Bruxelles una grande manifestazione con oltre … partecipanti sotto la sede del Consiglio Europeo, in place Jean Rey, per rivendicare un concreto piano industriale europeo. Con noi erano presenti i sindacati e i lavoratori dell’industria di tutta Europa.E’ la prima manifestazione di questo genere in cui i sindacati di tutta Europa, compatti, chiedono un cambio di rotta all’UE rispetto alle politiche industriali. Per noi è necessario che la transizione green e digitale venga gestita senza approcci ideologici e senza posizioni sovraniste. Serve una politica industriale comune europea che metta al centro sostenibilità sociale e ambientale insieme ad investimenti, formazione e ammortizzatori sociali per i lavoratori impedendo licenziamenti e chiusure di stabilimenti. Non possiamo immaginare di gestire da soli chiusi nei nostri Stati nazionali la rivoluzione digitale, green ed energetica in atto, dentro uno scenario geopolitico che vede l’Europa schiacciata tra USA e Cina. Per questo oggi siamo venuti qui a Bruxelles. Il Vecchio continente dal 2020 a oggi, ha perso già 186.000 posti di lavoro nel solo settore dell’automotive in particolare nella componentistica, per questo abbiamo chiesto che vengano riviste le multe sui limiti delle emissioniche condannerebbero a morte certa la nostra industria dell’auto. Su tutti i settori dall’auto, alla siderurgia, all’elettrodomestico, occorre avere un approccio meno ideologico, che affronti in maniera convinta una politica industriale, compatibile dal punto di vista sociale, con la transizione ambientale e digitale.Pur condividendo la necessità di una maggiore sostenibilità ambientale, riteniamo errato l’approccio intrapreso in questi anni dove sul lato del sostegno all’industria nucleare n c’è stato un adeguato e all’altezza delle sfide. Occorre sviluppare con politiche industriali e sociali in grado di aiutare le imprese e le persone coinvolte, altrimenti si rischia il disfacimento dell’intero tessuto industriale e sociale dell’Europa. Il costo dell’energia è al primo posto rispetto alla possibilità che le nostre imprese possano essere competitive a cui si si sommano gli investimento in tecnologia su cui siamo in forte ritardo rispetto a USA e Cina soprattutto su AI il cui impatto sarà pesante anche in termini occupazionali. Proprio su quest’ultimo punto sarà necessario investire moltissimo in formazione e ricerca, oltre che in ammortizzatori sociali che permettano di tenere dentro il lavoro le persone che verrannoimpattate. Su settori cruciali come auto, elettrodomestico, difesa, siderurgia, microelettronica, spazio, bisogna avere una politica industriale comune. L’Europa si regge su una coesione sociale frutto di un benessere alimentato dal suo PIL di oltre 17mila miliardi di euro a cui l’industria e i suoi lavoratori, con il 16,5% contribuiscono in buona parte. L’industria poi oltre al lavoro significa anche brevetti, ricerca, nuove tecnologie. L’Italia è uno dei paesi UE insieme a Germani a Francia ad essere maggiormente colpito dalle politiche del green deal, gran parte della sua industria dall’auto, alla siderurgia, alla termomeccanica, all’impiantistica è legata alla transizione green per questo abbiamo chiesto ai parlamentari che nel pomeriggio di oggi ci hanno accolto di lavorare unitariamente alla revisione del green deal secondo i 5 punti che insieme ad IndustriAll abbiamo chiesto integrandoli con politiche di sostegno per finanziare formazione e ammortizzatori extra ai quali dovremmo necessariamente ricorrere nei prossimi anni.
Metalmeccanici. Uliano (Fim Cisl): “Serve un nuovo green deal sostenibile sul piano sociale”
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