“I dati del Dossier Statistico Immigrazione confermano il trend di decrescita degli occupati comunitari in agricoltura, italiani e non, scesi del 10,4% in dieci anni, da 860.423 a 745.832, compensati però dall’aumento analogo dei non comunitari, cresciuti da 148.660 a 249.331 e dal 14,7% del 2014 al 25,1% del totale degli occupati nel 2023. Cambiamenti che richiedono di aggiornare le norme migratorie, da rendere più flessibili per i regolari che diventano ‘invisibili’ allo scadere del permesso di soggiorno, seppure rimangono impiegati nella nostra agricoltura a copertura di una manodopera sempre più difficile da reperire”.
Lo scrive sui profili social della Fai-Cisl nazionale il Segretario Generale Onofrio Rota commentando la presentazione del nuovo Dossier Statistico Immigrazione a cura di Idos.
“I dati – aggiunge il sindacalista – evidenziano anche la progressiva precarizzazione lavorativa, visto che quasi il 90% degli occupati, oltre 891mila, ha un contratto a tempo determinato e più di un quarto degli occupati, il 26,2%, lavora solo per 50 giornate o anche meno durante l’anno. Rimane infine grave il livello di infortuni, che nel settore agricolo nel 2023 sono stati 19.628, di cui 78 mortali. In sostanza – conclude Rota – si confermano le ‘5 P’ utilizzate anche nel nostro report ‘Made in Immigritaly’ per descrivere larga parte del lavoro dei migranti in Italia: pesante, precario, pericoloso, poco pagato, penalizzato socialmente. Le conquiste costruite in questi anni sono dunque importanti ma vanno evidentemente rafforzate, ad esempio valorizzando gli enti bilaterali agricoli per migliorare il mercato del lavoro, la formazione e la sicurezza, poi implementando gli strumenti partecipativi alla vita delle imprese e, soprattutto, riconoscendo nei rinnovi contrattuali maggiori redditi e tutele: sfide che devono essere colte in primis dalle imprese se veramente vogliamo rendere più attrattivo il settore primario e favorire un ricambio generazionale non più rinviabile”.
Immigrazione. Rota (Fai-Cisl): “Dossier 2025 conferma il bisogno di aggiornare le norme e incrementare l’attrattività del settore agricolo”
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