«L’UE non si definisce anzitutto per la forza militare o per l’egemonia economica, ma per la capacità di costruire convivenza tra differenze: popoli, lingue, storie e culture che scelgono di condividere regole, istituzioni e valori comuni». Lo ha detto oggi a Roma all’Auditorium di Via Rieti, la Segretaria Generale della Cisl Daniela Fumarola concludendo i lavori dell’incontro organizzato dalla FIM Cisl con il sindacato spagnolo dei settori industria, costruzioni, energia e agroalimentare, UGT-FICA “Più industria, per un buon lavoro e un salario giusto” a cui hanno partecipto le federazioni di categoria FAI, FEMCA, FILCA e FLAEI.
«Il cuore del progetto comunitario sta nella ricerca di un ordine in cui sovranità, interdipendenza e solidarietà si intrecciano. Oggi più che mai edificare l’unità europea significa coltivare uno spazio di resistenza alla brutalizzazione dei rapporti geopolitici e di ripristino del diritto internazionale».
«Competitività, sicurezza economica e tenuta del modello sociale europeo -ha proseguito Fumarola- non possono più essere trattate come temi separati. Se l’Unione non recupera capacità industriale, innovativa e strategica, rischia di diventare progressivamente meno prospera, meno sicura e meno autonoma. Per uscire da questa traiettoria, è necessario colmare il divario nell’innovazione avanzata, accompagnare la decarbonizzazione senza deindustrializzare l’economia e ridurre le dipendenze».
«L’Europa può restare fedele al proprio modello solo se torna a produrre, investire, innovare e decidere con più rapidità e con una scala adeguata alle sfide globali. Tutto ciò richiederebbe una diversa postura anche da parte della Confederazione Europea, che dovrebbe proporsi come interlocutore imprescindibile del cambiamento, attraverso la riscoperta e il rilancio del dialogo sociale, come fu impostato da due grandi figure: l’allora segretario della CES, il nostro Emilio Gabaglio, e il presidente della Commissione Jaques Delors».
«CISL e UGT possono, insieme, contribuire a rafforzare una cultura della partecipazione, della contrattazione e della responsabilità condivisa che diventi riferimento per l’intero sindacalismo europeo. Un sindacalismo che sappia stare dentro il cambiamento non come spettatore o come forza di resistenza, ma come protagonista consapevole. Se sapremo fare questo passo, potremo contribuire non solo a cambiare il sindacalismo europeo, ma anche a cambiare l’Europa stessa, rendendola più giusta, più coesa, più capace di futuro». Ha concluso la leader della Cisl.


















