Si è tenuta lunedì 13 aprile, presso l’Hotel Al Mulino di San Michele di Alessandria, la seconda tappa della Staffetta Cisl Territori in Dialogo, il percorso itinerante con cui Cisl Piemonte analizza le realtà economiche e sociali delle province piemontesi per avanzare proposte concrete di sviluppo. L’appuntamento, intitolato “Alessandria-Asti: un Patto per il futuro”, ha messo al centro i dati demografici, economici e occupazionali dei due territori, elaborati dall’economista Mauro Zangola sulla base delle banche dati ISTAT e INPS, e ha visto la partecipazione di istituzioni, rappresentanti del mondo produttivo e della ricerca.
Introducendo i lavori della giornata, il segretario generale Cisl Piemonte, Luca Caretti, ha spiegato il senso dell’iniziativa Cisl che toccherà nelle prossime settimane anche l’area metropolitana Torino-Canavese e il quadrante del Piemonte Orientale. Dopo la tavola rotonda, moderata dalla segretaria regionale Cisl, Cristina Maccari, è toccato al segretario generale Cisl Alessandria-Asti, Marco Ciani, tirare le somme degli interventi della mattinata e lanciare la proposta di un “Patto sociale per il futuro del territorio”.
Il quadro emerso dai dati presentati dall’economista Mauro Zangola è quello di due province alle prese con sfide strutturali profonde e per certi versi speculari: calo demografico, invecchiamento della popolazione, difficoltà a generare nuova occupazione e persistenti divari di genere nel mercato del lavoro.
Alessandria: segnali di tenuta, ma le fragilità restano La provincia di Alessandria (407.992 residenti a 30 novembre 2025) presenta un indice di vecchiaia di 279,4 (quasi tre anziani per ogni giovane) con proiezioni che indicano una perdita di oltre 33.000 residenti entro il 2050. Un contesto demografico che pesa direttamente sulla capacità del territorio di sostenere nel tempo la propria struttura produttiva e il proprio sistema di welfare.
Nel 2023 la provincia ha generato un PIL di 14,3 miliardi di euro, con un PIL pro capite di 35.500 euro, terzo in Piemonte dopo Cuneo (40.500 euro) e Torino (39.000 euro). Tra il 2015 e il 2023 il PIL è cresciuto del 25,3%.
L’economia alessandrina si caratterizza per una struttura diversificata: i servizi pesano per il 62,2% del valore aggiunto, l’industria manifatturiera per il 27,5% – una quota significativa che colloca il territorio tra i più industrializzati del Piemonte – e le costruzioni per il 7%.
Il mercato del lavoro ha mostrato nel 2025 segnali positivi e degni di attenzione. Gli occupati sono cresciuti di 5.000 unità nell’arco dell’anno, con il tasso di occupazione dei 15-64enni salito al 72,4%, che colloca Alessandria al 22° posto nel ranking nazionale. La crescita ha riguardato sia i lavoratori dipendenti (+4.000) sia gli autonomi (+1.000), ed è stata trainata in modo determinante dal settore industriale, che ha aumentato gli organici di 5.000 unità. Nei primi nove mesi del 2025 sono stati attivati 30.967 nuovi contratti di lavoro dipendente, con un saldo positivo rispetto alle cessazioni di quasi 2.800 unità. Le persone in cerca di lavoro sono aumentate di mille unità (tutte uomini) e il tasso di disoccupazione è salito dal 2,5% al 4,3%. Il gender gap occupazionale rimane a 7,9 punti a svantaggio delle donne, nonostante la crescita occupazionale femminile. Tra i giovani 15-24enni il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 23%, collocando Alessandria al 71° posto nella graduatoria nazionale, un dato che segnala la difficoltà strutturale di inserimento lavorativo delle nuove generazioni.
Asti: economia ferma, ma qualche luce sul fronte del lavoro Per la provincia di Asti (207.192 residenti al 30 novembre 2025), le proiezioni demografiche indicano una perdita di quasi 10 mila residenti entro il 2050.
L’invecchiamento è un dato strutturale (l’indice di vecchiaia è a 250,7) ma è la debolezza economica a rappresentare la sfida più urgente per il territorio.
Il PIL provinciale ha raggiunto nel 2023 i 6,3 miliardi di euro, con un PIL pro capite di 30.300 euro, penultimo tra le province piemontesi. La crescita nominale tra il 2015 e il 2023 è stata del 17,7%, ma in termini reali il PIL è rimasto sostanzialmente fermo: un segnale di stagnazione che riflette le difficoltà strutturali di un’economia che non riesce a esprimere appieno le proprie potenzialità. La struttura produttiva vede i servizi dominare con il 66,7% del valore aggiunto, mentre l’industria manifatturiera contribuisce per il 20,6% e l’agricoltura (settore storicamente rilevante per il territorio astigiano) per il 3,3%, con una quota di occupati che sale all’8,7%.
Sul fronte occupazionale, i 92.000 occupati del 2025 sono rimasti stabili rispetto al 2024, ma con dinamiche interne molto differenziate. La tenuta è stata garantita dal settore dei servizi, che ha creato 6.000 nuovi posti di lavoro, e dalle costruzioni (+1.000), mentre l’industria ha perso 5.000 occupati e l’agricoltura 2.000: un riequilibrio settoriale che merita attenzione, perché erode la base manifatturiera del territorio.
Il tasso di occupazione dei 15-64enni è al 70,6%, con Asti al 15° posto nel ranking nazionale, un risultato che testimonia una partecipazione al lavoro ancora relativamente solida, ma che nasconde un gender gap di 15,6 punti a svantaggio delle donne, tra i più elevati del Piemonte. Nei primi nove mesi del 2025 sono stati attivati 11.732 nuovi contratti di lavoro dipendente, con un saldo positivo di 1.298 unità rispetto alle cessazioni.
Una nota positiva significativa viene dalla disoccupazione: le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 2.000 unità e il tasso di disoccupazione è sceso dal 6,4% al 4,0%. Tra i giovani 15-24enni il miglioramento è stato ancora più netto, con il tasso che è passato dal 16,1% al 10,6%, collocando Asti al 24° posto nazionale.
Un segnale che, pur in un contesto di stagnazione economica, qualcosa nel mercato del lavoro astigiano si sta muovendo nella direzione giusta.
“Alessandria e Asti – ha detto Marco Ciani, segretario generale della Cisl Alessandria-Asti – hanno strutture produttive diverse, vocazioni territoriali distinte, ma condividono le stesse fragilità di fondo: una popolazione che invecchia senza che i giovani trovino ragioni sufficienti per restare o per arrivare, un mercato del lavoro che cresce troppo poco e in modo ancora troppo diseguale tra uomini e donne. Se non invertiamo questa tendenza, tra vent’anni avremo territori svuotati, con meno lavoratori, meno servizi e meno futuro.
Per questo vogliamo costruire un patto sociale con le istituzioni, le categorie economiche e sociali per un progetto comune di sviluppo credibile per questi due territori”.
Per il segretario generale Cisl Piemonte Luca Caretti: “Ogni provincia ha una storia, una struttura economica, una identità che meritano attenzione specifica e proposte mirate. Alessandria e Asti ci dicono oggi che il modello di sviluppo su cui si è retta l’economia piemontese negli ultimi decenni non regge più da solo: servono investimenti in infrastrutture, e in questo senso il ruolo della logistica per il territorio alessandrino è strategico, ma servono anche politiche attive del lavoro capaci di ridurre i divari di genere e di dare prospettive concrete ai giovani”.






