Silenzio della proprietà, risposte che non arrivano dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e un quadro sempre più preoccupante per il futuro occupazionale. È questa la situazione che continua a vivere chi lavora nel Gruppo Cerved, una condizione di incertezza che ha portato le lavoratrici e i lavoratori prima allo stato di agitazione, poi allo sciopero del 25 marzo scorso, caratterizzato da una forte adesione.
“Da mesi – denunciano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – registriamo un clima di forte incertezza e una gestione che continua a negare alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto di conoscere il proprio futuro. Le organizzazioni sindacali avanzano continue richieste di confronto, davanti alle quali continuano ad arrivare solo silenzi”.
Al centro delle preoccupazioni sindacali c’è l’assenza di informazioni sul piano industriale e sulle prospettive del gruppo, mentre proseguono le uscite incentivate e le cessazioni dei rapporti di lavoro.
“Assistiamo a una situazione sempre più grave. Mentre la proprietà continua a non fornire alcuna spiegazione sulle proprie strategie, le uscite dall’azienda proseguono senza che sia mai stato chiarito quale sia il reale progetto industriale per Cerved”, proseguono le organizzazioni sindacali.Particolarmente dura la denuncia nei confronti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e sull’assenza del ministro Adolfo Urso.
“Per tre volte abbiamo chiesto formalmente la convocazione di un tavolo di crisi nazionale. Per tre volte non è arrivata alcuna risposta. È un silenzio che riteniamo incomprensibile e inaccettabile, soprattutto considerando il ruolo strategico che Cerved svolge nel sistema economico del Paese”.
Le lavoratrici e i lavoratori chiedono risposte chiare sul numero complessivo delle uscite previste, sulle motivazioni che stanno alla base delle cessazioni dei rapporti di lavoro, sui criteri utilizzati per individuare il personale coinvolto e sul futuro delle attività, delle sedi e dei progetti del gruppo.
“È inaccettabile che centinaia di persone continuino a vivere nell’incertezza mentre vengono assunte decisioni che incidono direttamente sulla loro vita professionale e personale”, sottolineano le organizzazioni sindacali. “Chi lavora ha il diritto di sapere quale futuro lo attende”.
Per il sindacato resta inoltre aperta una questione più ampia che riguarda il ruolo sociale dell’impresa. “Reputiamo grave – concludono le tre sigle – che gli interessi della proprietà prevalgano sulla trasparenza, sul confronto e sulla responsabilità sociale. Cerved è una realtà di rilevanza nazionale e il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori va gestito in maniera trasparente”. Per questo serve un “immediato intervento istituzionale e la convocazione di un tavolo nazionale”.
Terziario. Cerved: silenzio della proprietà e latitanza del Mimit. Cresce la preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori
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