«La CISL valuta positivamente i dati diffusi oggi da SVIMEZ che confermano, per il quarto anno consecutivo, una crescita del Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord. Si tratta di un segnale importante, che testimonia come gli investimenti pubblici, le risorse del PNRR, la politica di coesione europea e gli strumenti di incentivazione stiano contribuendo a rafforzare la capacità di crescita delle regioni meridionali». Lo sottolinea il segretario confederale Cisl Ignazio Ganga.
«Particolarmente significativo è il dato relativo all’occupazione, che continua a crescere nel Mezzogiorno a ritmi superiori rispetto al resto del Paese, con un contributo rilevante del lavoro femminile e una maggiore incidenza dei contratti a tempo indeterminato.
Questi risultati confermano che investire sul Sud non rappresenta un costo, ma una scelta strategica fondamentale per l’intero Paese. Quando cresce il Mezzogiorno cresce l’Italia.
I dati SVIMEZ mostrano inoltre con chiarezza il ruolo decisivo svolto dalle politiche pubbliche nel sostenere questa dinamica positiva. La crescita registrata negli ultimi anni è stata alimentata, infatti, dagli investimenti attivati dal PNRR, dall’espansione delle opere pubbliche e dalle politiche di sostegno alle imprese, che hanno contribuito ad arrestare processi di divergenza territoriale che per decenni hanno caratterizzato il Paese.
Per queste ragioni, per la CISL, sarebbe un errore indebolire, nelle scelte sul futuro della politica di coesione europea post 2027, la dimensione territoriale degli interventi. Riteniamo invece che occorra rafforzare gli strumenti che stanno contribuendo alla crescita del Mezzogiorno, valorizzando il ruolo delle Regioni, delle autonomie locali e delle parti sociali nella programmazione e nell’attuazione delle politiche di sviluppo.
Allo stesso tempo, come CISL evidenziamo alcune questioni che richiedono attenzione. La crescita italiana continua a rimanere inferiore alla media europea e persistono divari territoriali, infrastrutturali, occupazionali e sociali che non possono essere considerati superati. Anche per il mercato del lavoro, nonostante i segnali positivi, permangono elementi di fragilità. La crescita dell’occupazione e la riduzione del lavoro precario rappresentano risultati incoraggianti, ma occorre rafforzare le opportunità per i giovani, favorire percorsi di stabilizzazione più efficaci e contrastare le condizioni di vulnerabilità occupazionale che ancora interessano una parte significativa dei lavoratori del Mezzogiorno», aggiunge Ganga.
«Per la CISL particolare attenzione va inoltre riservata alla questione salariale. I progressi registrati sul piano occupazionale devono tradursi in una crescita dei redditi da lavoro e in una riduzione dei divari retributivi territoriali che continuano a penalizzare il Sud e a limitare le prospettive di sviluppo e coesione sociale.
Per consolidare questa fase positiva la CISL ritiene necessari accelerare l’attuazione della programmazione europea 2021-2027, garantire il pieno utilizzo delle risorse del PNRR, rafforzare la capacità amministrativa delle amministrazioni coinvolte e sostenere gli investimenti produttivi, l’innovazione, la transizione energetica e la qualificazione del lavoro. È fondamentale che il negoziato sul futuro Quadro Finanziario Pluriennale e sulla politica di coesione continui a garantire risorse adeguate alla riduzione dei divari territoriali, economici e sociali anche dopo il 2027, preservando l’autonomia del Fondo Sociale Europeo Plus e la centralità degli investimenti in occupazione, competenze, inclusione sociale e partecipazione.
È questa la sfida che la CISL intende affrontare, a partire dal rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva, e della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese», conclude Ganga.







