È da marzo che C&C Spa, società premium partner di Apple a capo di una rete di rivendita e assistenza in Italia e in altri paesi europei, non paga gli stipendi delle oltre 400 lavoratrici e lavoratori alle sue dipendenze nel nostro Paese.
Mentre l’azienda barese, sollecitata dalle organizzazioni sindacali, forniva informazioni lacunose sullo stato di salute economica e finanziaria della società, senza fare accenno a possibili azioni di risanamento, la crisi di liquidità e i debiti accumulati con i fornitori lasciavano i circa 50 negozi italiani quasi privi di merce, con la conseguente interruzione delle retribuzioni.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno appreso dai giornali, dopo l’incontro con l’azienda, la notizia della presentazione al Tribunale di Bari di una procedura di regolazione della crisi, a seguito dell’istanza di fallimento avanzata dai fornitori, passaggio che ha bloccato la possibilità di pagare le retribuzioni arretrate, lasciando lavoratrici e lavoratori in una condizione di grave incertezza.
«Pretendiamo chiarezza da C&C sulle prospettive di salvataggio dell’attività – dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – e che si compia ogni sforzo possibile per salvaguardare l’occupazione e la continuità reddituale dei dipendenti. Veniamo a sapere, ancora una volta dalla stampa, dell’ipotesi di cessione di alcune delle attività all’estero controllate da C&C per reperire liquidità e ribadiamo l’urgenza dell’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, per trovare soluzioni che tutelino anzitutto le lavoratrici e i lavoratori».
In attesa di attivare il ricorso alla cassa integrazione, a partire da luglio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione e garantito che saranno messe in campo tutte le iniziative necessarie per ottenere risposte chiare dall’azienda.






