La decisione della Giunta regionale di istituire l’Osservatorio per la qualità, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro previsto dal Patto di Buggerru rappresenta una notizia positiva e un passaggio atteso da tempo.
Con questo atto prende finalmente forma uno degli strumenti più importanti contenuti nell’accordo sottoscritto nel settembre 2024 da Regione Sardegna, CGIL, CISL e UIL, nato con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione, migliorare la qualità del lavoro e contrastare fenomeni che continuano a pesare sulla realtà produttiva dell’isola: infortuni, malattie professionali, lavoro irregolare e precarietà.
«Il valore dell’Osservatorio non sta soltanto nella sua istituzione formale», dichiara il Segretario generale CISL Sardegna Pier Luigi Ledda. «La sua vera utilità dipenderà dalla capacità di trasformarsi in un luogo stabile di confronto, analisi e proposta, capace di mettere in rete istituzioni, enti preposti ai controlli e parti sociali per intervenire sui problemi prima che si trasformino in emergenze».
I dati ci ricordano quanto il tema resti attuale.
Secondo il Rapporto annuale INAIL Sardegna 2024, nell’isola sono state presentate 12.194 denunce di infortunio, di cui 10.432 avvenute durante l’attività lavorativa e 1.762 nel tragitto casa-lavoro. Le denunce con esito mortale sono state 36. Le malattie professionali denunciate hanno raggiunto quota 7.349, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente.
Sono numeri che raccontano una realtà che non può lasciare indifferenti. Dietro ogni statistica c’è una persona che si è fatta male, una famiglia che vive una difficoltà, un lavoratore che vede compromessa la propria salute.
Per questo motivo la CISL Sardegna ritiene che l’Osservatorio debba concentrarsi su alcuni obiettivi molto concreti: migliorare il coordinamento tra tutti i soggetti che si occupano di prevenzione e vigilanza, favorire la condivisione delle informazioni, individuare i comparti più esposti ai rischi e promuovere una diffusione sempre più capillare della cultura della sicurezza.
La prevenzione non si costruisce soltanto con le norme e con i controlli. Si costruisce attraverso la formazione, la consapevolezza, la responsabilità condivisa e una presenza costante nei luoghi di lavoro.
Accanto ai rischi tradizionali stanno inoltre emergendo nuove criticità legate ai cambiamenti climatici e alle temperature sempre più elevate che caratterizzano le estati sarde.
Per questa ragione la CISL Sardegna rinnova alla Presidente della Regione una richiesta già formulata nelle scorse settimane: valutare l’estensione delle misure previste dall’ordinanza regionale sullo stress termico a tutte le attività lavorative che comportano una significativa esposizione al caldo e all’irraggiamento solare.
Non si tratta soltanto dei lavoratori impegnati in agricoltura, nel florovivaismo, nell’edilizia o nell’impiantistica. Vi sono numerose altre attività che durante i mesi estivi operano in condizioni particolarmente gravose: dai trasporti alla logistica, dai servizi ambientali alle manutenzioni stradali, dalle attività portuali a numerosi servizi svolti all’aperto.
La tutela della salute deve seguire l’evoluzione dei rischi. E oggi il tema dello stress termico è diventato una questione che riguarda sempre più lavoratori e che richiede strumenti adeguati di prevenzione e protezione.
«L’istituzione dell’Osservatorio rappresenta un risultato importante e dà concreta attuazione a uno degli impegni assunti con il Patto di Buggerru» sottolinea Ledda.
«Adesso però occorre passare rapidamente alla fase operativa. Abbiamo bisogno di un luogo capace di leggere i fenomeni, coordinare gli interventi e promuovere azioni efficaci nei territori e nei luoghi di lavoro. La sicurezza non può essere considerata un tema accessorio. È un diritto fondamentale delle persone e una componente essenziale della qualità del lavoro.
Allo stesso modo riteniamo necessario rafforzare le misure di tutela contro gli effetti delle alte temperature, estendendo le protezioni a tutte le categorie maggiormente esposte. La prevenzione deve essere capace di affrontare non soltanto i rischi di ieri, ma anche quelli che stanno emergendo oggi».






