«La ‘Magnifica Humanitas’ analizza i cambiamenti in atto senza cedere alla paura, proponendo invece un approccio improntato alla valorizzazione del fattore umano. Questo approccio rispecchia la visione sindacale della Cisl. Così come la dottrina sociale della Chiesa rappresenta una sapienza pratica che interpreta la storia nella sua attualità, allo stesso modo i principi e i valori della Cisl restano saldi nel tempo, pur adattando le proprie risposte alle sfide del presente. In quest’ottica, il futuro non è vissuto come una minaccia, bensì come un’opportunità: l’innovazione di domani sarà autentica solo se saprà dimostrarsi profondamente umana».
È stato il segretario confederale della Cisl Mattia Pirulli ad introdurre i lavori del Comitato Esecutivo della Confederazione, riunito a Roma in una importante ed approfondita sessione di studio sull’Enciclica di Papa Leone con il supporto di autorevoli teologi, economisti e docenti universitari.
Nell’analisi di Mons. Mauro Lalli, Arcivescovo e Nunzio Apostolico, «la priorità non è solo salvare i posti di lavoro, ma mantenere al centro la verità sul senso del lavoro. Perché la differenza nei luoghi di lavoro la fanno le persone, non la tecnologia. E qui sorge un interrogativo scomodo: stiamo difendendo davvero il lavoro come valore umano?».
Molto articolato e problematico l’intervento di don Simone Duchi Teologo e Officiale della Segreteria di Stato. «In che misura l’intelligenza artificiale può essere un bene posseduto? È posseduto da chi? Chi fruisce dell’intelligenza artificiale la possiede? Vedete come anche il titolo di proprietà inizia a cambiare la sua natura. Ebbene, l’enciclica ci ricorda che la destinazione universale dei beni oggi significa trovare modi per assicurare l’accesso universale alle tecnologie. Un discorso che parte sempre dalla stessa terra ferma: il bene comune come forma sociale della dignità umana».
Marta Bertolaso, Professoressa Ordinaria di Logica e Filosofia della Scienza Università Campus Bio-Medico di Roma ha sottolineato che «solo nel periodo del Covid abbiamo accelerato di 400 anni l’incorporazione della tecnologia nella quotidianità. L’idea di impresa di un tempo era quella di qualcuno che sapeva come si facevano le cose: oggi c’è un’erosione del capitale sociale, che deve diventare sempre più consapevolezza del valore di quello che chiamiamo ‘capitale relazionale’. E questo perché, proprio nell’epoca della digitalizzazione, i dati evidenziano una nuova epidemia: la solitudine e l’isolamento, in una società stanca».
L’economista e docente dell’Università Roma Tor Vergata, Leonardo Becchetti ha sostenuto che « la democrazia è a rischio: l’AI rende il campo da gioco truccato, perché l’algoritmo è costruito per favorire la polarizzazione. Più la gente resta connessa a litigare, più profitto genera la pubblicità. Oggi è il tempo dell’habeas mentem: come l’habeas corpus difendeva il corpo, ora dobbiamo difendere la mente. Serve trasparenza degli algoritmi, responsabilità civile e penale, identità digitale unica».
In uno stimolante intervento video Alec Ross, esperto di Politiche Tecnologiche Bologna Business School ha infine inviato un messaggio di speranza: «Non dobbiamo totalmente lasciare il nostro pensiero a questa AI che può essere utilizzata o come una bicicletta o come una sedia a rotelle. Quando la usiamo come una bicicletta c’è ancora lo sviluppo dei muscoli. Possiamo andare con più velocità e più lontano, ma se lasciamo totalmente il pensiero critico all’ AI è più come una sedia a rotelle: atrofizza i muscoli, il cervello e la capacità di pensiero critico».







