Una pensione non basta più per pagare una badante. In Romagna si apre la grande sfida della non autosufficienza
La pensione media copre tra il 76% e l’85% del costo di una badante convivente. Una RSA può arrivare a circa 3.000 euro al mese.
Maria Antonietta Aloisi (FNP CISL Romagna): “Serve una presa in carico vera e propria ed un supporto concreto alle famiglie”
L’invecchiamento della popolazione è una delle trasformazioni più profonde in atto in Romagna. L’aspettativa di vita continua ad aumentare e con essa cresce il numero di persone che nei prossimi anni avranno bisogno di assistenza continuativa.
La domanda che si pone il territorio è sempre più concreta: chi assisterà gli anziani di domani e come potranno le famiglie sostenere economicamente la non autosufficienza?
Secondo l’analisi dei Pensionati CISL Romagna, basata sui dati INPS e sul Contratto Collettivo Nazionale del lavoro domestico, una badante convivente qualificata (livello CS) costa oggi circa 1.585 euro al mese.
Di questa cifra circa 1.190 euro rappresentano la retribuzione mensile, mentre la parte restante comprende contributi previdenziali, tredicesima, TFR, ferie e altri oneri contrattuali. Si tratta quindi del costo complessivo di un lavoro regolare e tutelato, non dello stipendio netto della lavoratrice.
Le pensioni medie nelle tre province romagnole risultano significativamente più basse: 1.341,51 euro a Ravenna, 1.283,74 euro a Forlì-Cesena e 1.197,95 euro a Rimini.
Questo significa che la pensione copre solo l’85% del costo di una badante a Ravenna, l’81% a Forlì-Cesena e il 76% a Rimini. Per le famiglie questo si traduce in un esborso mensile aggiuntivo compreso tra circa 240 e quasi 390 euro, pari a oltre 3.000 fino a più di 4.600 euro l’anno, soltanto per garantire un’assistenza domiciliare regolare a un familiare non autosufficiente.
A queste cifre si sommano poi tutte le spese legate alla fragilità: farmaci, visite specialistiche, ausili sanitari, trasporti, assistenza sanitaria integrativa e costi quotidiani della vita.
Quando l’assistenza domiciliare non è più sufficiente, il quadro si aggrava ulteriormente.
Una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) può arrivare a costare circa 3.000 euro al mese, una cifra che supera di oltre il doppio la pensione media dei pensionati romagnoli.
In Emilia-Romagna è attivo il Fondo regionale per la non autosufficienza, uno strumento fondamentale del sistema di welfare che sostiene le persone fragili e contribuisce, nei casi previsti, all’integrazione delle rette delle RSA accreditate.
Tuttavia, si tratta di un intervento che oggi non riesce più a rispondere pienamente all’aumento della domanda. I posti disponibili nelle strutture residenziali sono infatti insufficienti rispetto al bisogno crescente e le liste d’attesa rappresentano una criticità strutturale.
Molte famiglie si trovano così costrette a prolungare l’assistenza a domicilio anche quando le condizioni del familiare richiederebbero un inserimento in struttura.
“Il problema – afferma Maria Antonietta Aloisi Segretaria generale dei Pensionati CISL Romagna – non riguarda il costo delle badanti, che riflette un lavoro sempre più complesso e qualificato nell’assistenza a persone con Alzheimer, Parkinson, demenze e altre patologie croniche.
Si tratta di una professione fondamentale per il sistema di cura, che deve essere adeguatamente riconosciuta e tutelata.
La criticità principale è che la crescita del bisogno di assistenza è molto più rapida della capacità economica delle famiglie e della risposta del sistema pubblico.”
A questo si aggiunge un cambiamento strutturale delle famiglie.
Sempre più spesso si tratta di nuclei con un solo figlio o senza figli, con reti familiari sempre più fragili rispetto al passato.
In molti casi un unico figlio deve occuparsi contemporaneamente dei genitori anziani, del lavoro e dei propri figli, spesso anche a distanza geografica. Questo rende sempre più difficile garantire un’assistenza familiare continuativa.
In un numero crescente di situazioni, inoltre, non esistono familiari diretti in grado di farsi carico della cura.
“Nei prossimi anni quindi – sottolinea Aloisi – è destinato ad aumentare il ricorso a badanti, servizi domiciliari e strutture residenziali, mentre diminuirà la disponibilità di lavoratori nel settore dell’assistenza. Questo rischia di generare ulteriori pressioni sui costi e difficoltà crescenti nel reperimento di personale qualificato”.
Secondo la Segretaria Aloisi è quindi “fondamentale rafforzare il Fondo regionale per la non autosufficienza, aumentare la disponibilità di posti nelle RSA, sostenere economicamente le famiglie e valorizzare il lavoro di cura, anche attraverso percorsi di formazione e ricambio generazionale in una professione sempre più strategica.”
“Ma una persona anziana fragile non necessita di misure una tantum, bensì di una assistenza domiciliare ampliata rispetto a quanto fatto fino ad ora, una presa in carico vera e propria sia sociale che sanitaria, con un progetto di cura personalizzato, che aiuti nella vita di tutti i giorni, come per i pasti, farmaci, le pulizie ed anche attività di socializzazione a contrasto della solitudine, che colpisce purtroppo un numero sempre maggiore di anziani”.
La non autosufficienza rischia di diventare uno dei principali fattori di disuguaglianza sociale dei prossimi anni.
In una società che invecchia, la vera questione non è più soltanto l’importo delle pensioni, ma quanto rimane a una persona anziana quando la fragilità impone assistenza continuativa, e non solo quanto percepisce mensilmente.
La sfida oggi è quindi garantire una vita dignitosa anche quando emergono bisogni di cura quotidiana.






