L’analisi evidenzia una retribuzione annua inferiore del 13,44% per le donne e un divario pensionistico che secondo i dati INPS sale al 30%. Nuove tutele e strumenti di conciliazione inseriti nel CCNL Federmeccanica-Assistal e nella contrattazione aziendale.
La FIM CISL nazionale ha presentato questa mattina a Roma, i dati del 3° Report sulla condizione femminile nel settore, un’analisi approfondita su occupazione, divario salariale, formazione e welfare. Lo studio delinea un quadro caratterizzato da forti disparità strutturali, ma indica nella contrattazione collettiva lo strumento centrale per abbattere i divari e rimodellare i tempi di vita e di lavoro. I dati sono relativi al biennio 2024-2025. L’indagine riguarda un campione di 1.104 aziende e 387.621 addetti del settore metalmeccanico. In particolare la ricerca mette in evidenza:
- Presenza femminile contenuta nelle aziende metalmeccaniche: le donne rappresentano il 19,6% del campione totale. Si registra un calo continuo tra le operaie a fronte di una crescita graduale tra quadri e dirigenti, seppur con volumi ancora ridotti.
- Persistenza del Gender Pay Gap: la differenza della retribuzione media annua lorda a sfavore delle donne si attesta al -13,44%, divario che sale al -19,24% nell’analisi delle voci accessorie (straordinari, premi, superminimi, benefit).
- Ildivario pensionistico secondo i dati INPS è in aumento: l’effetto di carichi familiari sbilanciati e carriere discontinue si ripercuote sulla quiescenza: l’importo medio dei trattamenti pensionistici liquidati alle donne nel primo semestre 2026 segna un -30% rispetto a quello degli uomini (1.048 € contro 1.506 €).
- Flessibilità e formazione: flessibilità oraria, congedi extra e smart working restano gli strumenti di welfare più diffusi, mentre diminuisce l’esercizio del diritto alla formazione professionale, con il 14,49% delle aziende inadempienti.
Il Report – sottolinea Cora Prussi, coordinatrice nazionale gruppo Donne FIM: “evidenzia come il “lavoro di cura” non retribuito continui a gravare prevalentemente sulle donne: secondo i recenti dati Istat, svolgono in media 5 ore di lavoro familiare al giorno, il 68% del lavoro di cura è in capo alle donne, configurando un vero e proprio “doppio turno”. Rigidità organizzative e cultura aziendale ancora orientate alla sola presenza fisica penalizzano lo sviluppo professionale femminile.”
Per contrastare questo fenomeno, il rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal e l’azione della FIM puntano su misure concrete: potenziamento degli organismi paritetici, abbassare le soglie dimensionali aziendali per istituire le Commissioni Pari Opportunità (a 500 dipendenti) e formazione (a 300 dipendenti), misure per la conciliazione e permessi (introdotti 3 giorni annui di permessi retribuiti all’80% per malattie dei figli fino a 4 anni) e maggior flessibilità nella fruizione dei permessi annui retribuiti (PAR). Certificazione di genere e Trasparenza attraverso il coinvolgimento preventivo delle RSU sui percorsi di certificazione di genere e sulla trasparenza salariale e sulla formazione obbligatoria contro molestie e violenze.
Per il Segretario generale della FIM CISL Ferdinando Uliano e il segretario nazionale FIM-CISL Fabio Bernardini: purtroppo, anche in questo terzo report sui bilanci di genere, registriamo le marcate disuguaglianze retributive tra uomini e donne. Una situazione, dati alla mano, collocail nostro Paese nella poco invidiabile classifica dei paesi europei con il maggior gender gap salariale. Questo oltre a rappresentare un elemento di forte ingiustizia sociale ha conseguenze pesanti sia in termini economici che sociali per l’intero Paese. La contrattazione collettiva è uno strumento fondamentale di giustizia sociale, sottolineano – Uliano e Bernardini – le differenze di genere non riguardano una sola parte, ma la qualità complessiva della nostra società e dell’organizzazione del lavoro. Occorre un cambio culturale condiviso per costruire opportunità realmente pari, a partire dalle aziende e dai contratti“.






