“Bloccare i licenziamenti nell’indotto e intervenire direttamente per salvare l’area a caldo dell’ex Ilva”. È la richiesta urgente avanzata dal segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, in un’intervista pubblicata oggi su la Repubblica, alla vigilia del tavolo a Palazzo Chigi.
Uliano punta il dito contro il rischio sociale drammatico legato alla chiusura dell’area a caldo a Taranto: “Quasi cinquemila lavoratori dell’indotto perderanno il posto: è un’emergenza sociale che il governo non può ignorare”.
Solo tra le aziende aderenti ad Aigi e Confapi si contano oltre 4.200 procedure a rischio, a cui si aggiungono i 4.450 lavoratori già in cassa integrazione che, con la fermata dell’area a caldo, arriverebbero a circa 9.000.
Per il leader della Fim-Cisl gli ammortizzatori sociali da soli non bastano. Non accetteremo altri mesi di cassa integrazione e rischio esuberi”.
La richiesta al governo è di valutare una soluzione temporanea per garantire la continuità produttiva senza spegnere del tutto gli impianti, mantenendo la produzione di acciaio primario prima di passare ai forni elettrici.
“Il governo deve assumere il controllo del gruppo, anche attraverso aziende pubbliche, per poi costruire alleanze con soggetti privati – avverte Uliano –. Solo così si può salvaguardare l’intero perimetro dell’ex Ilva e difendere un settore strategico.
Vogliamo sapere se la cordata italiana c’è ancora o se ne è persa traccia, e quali risorse economiche l’esecutivo intende mettere sul piatto per acquistare materie prime e finanziare gli investimenti”.






