“Già nell’ultimo incontro avevamo giudicato del tutto insufficiente la sospensione dei licenziamenti fino al pronunciamento della Corte d’Appello. Era già tutto scritto: le imprese dell’indotto avrebbero riaperto immediatamente le procedure di licenziamento per i 2.500 lavoratori già annunciati da Aigi, a cui si aggiungeranno i 1.700 esuberi minacciati da Confapi, mentre gli oltre 10.000 lavoratori diretti dell’ex-Ilva saranno posti in Cassa integrazione.
Di fronte a questo scenario il Governo non può limitarsi a prendere atto delle conseguenze della decisione della magistratura. È necessario agire subito con provvedimenti straordinari per garantire l’occupazione e il reddito dei lavoratori, la continuità produttiva e la tenuta dell’intera filiera industriale, impedendo che la chiusura dell’area a caldo produca effetti irreversibili sul sistema siderurgico e sull’economia dei territori coinvolti.
È nella disponibilità e nella responsabilità della volontà politica dell’Esecutivo considerare l’ex-Ilva un’infrastruttura industriale strategica nazionale e predisporre un apposito decreto, motivato da ragioni di sicurezza economica e occupazionale, di autonomia siderurgica e di sicurezza delle filiere industriali, nonché dall’interesse nazionale alla decarbonizzazione, alla tutela dell’ambiente e della salute.
Fin da subito chiediamo al Governo di intervenire per bloccare i licenziamenti, garantire reddito e occupazione e convocare immediatamente le organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi.”






