Per anni hanno risposto ai cittadini agli sportelli, tenuto aperti gli uffici e garantito servizi che, senza di loro, sarebbero rimasti scoperti. Tuttavia, sulla carta restavano somministrati: lavoratori con contratti a scadenza e senza alcuna certezza sul futuro. Oggi fortunatamente, si intravede un cambiamento.
Le Commissioni riunite Bilancio e Ambiente della Camera hanno inserito nel testo della Legge di conversione del decreto PA (d.l. 144/2026) una norma volta a riconoscere l’esperienza di quanti hanno operato nella Pubblica Amministrazione con contratti flessibili, inclusa la somministrazione. Si tratta dell’emendamento promosso e sostenuto a livello nazionale da FELSA CISL e CISL FP, che potrebbe produrre effetti concreti per i lavoratori del territorio.
Cosa cambia, in parole semplici:
In merito ai concorsi non dirigenziali indetti entro il 31 dicembre 2027, le amministrazioni avrebbero la facoltà di riservare fino al 20% dei posti a chi possiede un’esperienza maturata con contratti flessibili, oppure di valorizzare tale percorso mediante un punteggio aggiuntivo. Il dettaglio di rilievo consiste nell’estensione della riserva, in via eccezionale, anche ai lavoratori in somministrazione. La disposizione interessa le amministrazioni pubbliche, gli enti e le aziende speciali degli enti locali, riguardando da vicino i Comuni, le Unioni e le aziende dei territori di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
Chi ci rientra
Si richiede un periodo di servizio di almeno tre anni negli ultimi cinque, anche non continuativi, nello stesso profilo professionale e presso l’amministrazione che indice il concorso. Il requisito si misura pertanto sull’effettiva attività svolta all’interno di quell’ente e nel medesimo ruolo.
Perché è una buona notizia
Il concorso pubblico rimane la via principale per l’accesso alla PA, un principio che nessuno intende mettere in discussione. Ciononostante, una risorsa che ha già acquisito competenze operative, familiarità con le procedure e conoscenza dell’utenza rappresenta un patrimonio professionale che l’ente farebbe bene a non disperdere a ogni scadenza contrattuale. Grazie a questa norma, l’esperienza potrebbe cessare di essere un mero dettaglio curriculare per assumere un peso rilevante.
“Per anni i lavoratori somministrati hanno garantito servizi essenziali nei nostri enti senza che la loro esperienza godesse di un effettivo riconoscimento in ottica di stabilità lavorativa”, dichiara Fabio Guerrini, Segretario di FELSA CISL Emilia-Romagna. “Questo emendamento contribuirebbe a correggere un’anomalia, valorizzando chi ha prestato servizio per anni nello stesso ruolo e nello stesso ente, in modo da non disperdere professionalità e competenze.”
“Gli enti della Pubblica Amministrazione, penso alle Questure e alle Prefetture in primis e gli Enti Locali, specie le ASP del nostro territorio affrontano quotidianamente le criticità legate alla gestione dei servizi con organici ridotti”, aggiunge Mario Giovanni Cozza, Segretario Generale di CISL FP Romagna. “Trattenere personale già formato e integrato nell’organizzazione non rappresenterebbe un favore ai lavoratori, bensì una scelta di buona amministrazione a tutela della qualità dei servizi per la cittadinanza.”
Il punto, adesso, è l’applicazione
Sarebbe opportuno considerare con chiarezza che la disposizione offre alle amministrazioni una facoltà e non un obbligo, circostanza per cui il confronto operativo si apre ora.
“La norma mette a disposizione degli enti uno strumento, ma non impone l’obbligo di adoperarlo”, sottolinea Mario Giovanni Cozza. “Per tale ragione chiederemo, in ogni sede di dialogo, dai Comuni alle Unioni fino alle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona, che la quota di riserva e la valorizzazione dell’esperienza divengano una prassi nei prossimi bandi, vigilando affinché vengano applicate in modo trasparente.”
Le rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro e le strutture territoriali di FELSA CISL e CISL FP si confronteranno direttamente con gli enti del territorio proprio a questo scopo. Ai lavoratori somministrati attivi nelle amministrazioni della Romagna, Fabio Guerrini rivolge un invito: “Si consiglia di verificare i requisiti maturati, raccogliere la documentazione relativa ai periodi di servizio e rivolgersi ai nostri sportelli, per verificare l’accesso a queste opportunità.”
Un lavoro da fare insieme
Il risultato conseguito a livello nazionale evidenzia come la sinergia tra la rappresentanza del lavoro somministrato e quella del pubblico impiego possa risultare efficace. “In Romagna si intende proseguire su questa strada, ente per ente», concludono i due segretari. “I lavoratori somministrati sono parte dei servizi pubblici e meritano di poter fare affidamento su regole certe e trasparenti per essere stabilizzati.”









