«Il futuro è molto incerto: venti di guerra, emergenza climatica, occupazione lavorativa dei genitori», dice una nonna 60enne di Venezia. «Sono preoccupato di questa società che pensa solo ai soldi e all’esteriorità, e molto poco alla solidarietà e all’inclusione umana: lasciamo un mondo peggiore ai nostri nipoti», considera un nonno 80enne di Verona. «Mi preoccupa molto il mondo in cui viviamo, la mancanza di valori o meglio: ci viene presentato spessissimo il male che ci circonda, ma sappiamo che esiste un mondo di valori che viene trascurato perché fa più “presa” il negativo», analizza un nonno 70enne, ancora di Verona. Questo il tenore delle risposte alla domanda “Pensando al presente e al futuro dei tuoi nipoti, quali sono le preoccupazioni più grandi che senti?”, che chiudeva la quinta edizione del Questionario per la Festa dei Nonni, proposto annualmente dalla Fnp Cisl Veneto in occasione del 2 ottobre, Risposte (245 su 401 partecipanti totali al sondaggio) che dimostrano come i nonni di oggi abbiano la piena consapevolezza che il percorso dei propri nipoti sarà molto meno lineare di quando erano “loro” i nipoti. L’incertezza generale e l’instabilità preoccupano il 46,9% dei nonni, senza differenze di genere, e il 37,6% giudica negativamente la società attuale (includendo anche i timori delle nuove tecnologie e la sicurezza). Rilevando paure specifiche, il 14,3% teme la guerra (più le donne: 16,7% rispetto all’11,5% degli uomini); ancora il 14,3% è preoccupato dalla precarietà economica e dal lavoro (più gli uomini: 18,6% rispetto al 10,6% delle donne; il 7,3% teme ulteriori conseguenze della crisi climatica e il 5,3% è preoccupato dalla possibilità di mantenersi in salute e avere accesso alle cure mediche. «Le preoccupazioni per la pace o, quanto meno, di una stabilità sociale sono la testimonianza di un’alleanza intergenerazionale che chiede risposte concrete per il futuro dei nostri giovani, perché da essa nascono a cascata tutte le paure più specifiche – commenta Tina Cupani, segretaria generale Fnp Cisl Veneto – Con queste risposte, la generazione attuale di nonni dimostra di non rassegnarsi a veder andare in frantumi le conquiste sociali e di benessere faticosamente raggiunte, e vuole poter fare ancora qualcosa. Lo dimostra anche il cambiamento nell’approccio al “fare” i nonni: nei questionari precedenti avevamo rilevato un certo malessere tra sentirsi dei tappabuchi “a comando” ed essere stati obbligati a fare delle rinunce per occuparsi dei nipoti. Quest’anno invece emerge che il sostegno dei nonni è per il 73,8% pienamente riconosciuto e apprezzato in famiglia, sia per la concretezza che per il ruolo educativo. Anche se resta confermato che in un caso su due ricorrere ai nonni è un problema di “logistica”: quando i genitori lavorano, non ci sono abbastanza servizi».
Il campione e i risultati, con un focus di genere
Hanno risposto al questionario 2026 401 nonni, di cui 211 donne e 190 uomini: tra le nonne donne domina la fascia delle 60enni (55,0% delle donne), mentre tra gli uomini la maggioranza dei rispondenti è nella fascia dei 70enni (49,5% degli uomini). Di essi, 322 (176 donne e 146 uomini) dichiarano di occuparsi dei nipoti, mentre il restante non è coinvolto dalla loro gestione o lo è stato in passato: fra essi da un lato è preponderante il desiderio di poter fare di più (60,6%) che si scontra spesso con la lontananza geografica (42,4%), dall’altro non c’è pentimento del tempo speso dato che il 93,5%, tornando indietro, lo rifarebbe.
I risultati del questionario che ha indagato com’è essere (e fare) i nonni sono in linea con le edizioni precedenti, ma il focus di genere, precisamente cercato, ha dato ulteriori interessanti letture. Innanzi tutto il 60% di nonni e nonne si occupano contemporaneamente di almeno 2 nipoti, per il 49,7% dei casi in modo frequente (1-2 volte a settimana), ma una buona fetta (24,2%) lo fa tutti i giorni. Il primo divario di genere si vede nelle mansioni: i nonni svolgono prevalentemente la funzione di “tassisti” tra scuola, sport etc. (il 70,5%, rispetto al 58% delle donne), mentre le nonne dominano le attività domestiche e sanitarie primarie: il 55,1% cucina per loro (contro 37,7% degli uomini) e il 58% accudisce i nipoti malati (contro il 36,3% degli uomini).
Il divario di genere si vede anche nel capitolo delle rinunce: sono 143 su 322 i nonni che dichiarano di aver rinunciato a qualcosa per occuparsi dei nipoti, corrispondenti al 51,4% degli uomini e al 38,6% delle donne, cosa che conferma lo stereotipo che l’accudimento di per sé è una categoria vista ancora in modo molto naturale dal genere femminile. Andando nello specifico delle rinunce, il divario scompare: donne e uomini lamentano in modo simile meno tempo per interessi, hobby e volontariato (78,3%), per stare con gli amici e altre forme di socializzazione (42%), per l’attività fisica regolare (30,8%). Infine, non è elevato ma preoccupa comunque il dato confermato che il 15,4% dei nonni afferma di avere meno tempo per fare prevenzione per la propria salute.









