Sì è concluso poco fa il vertice ministeriale su Electrolux alla presenza del bord dell’area Emea del Gruppo Svedese. L’azienda ha presentato un nuovo piano industriale, riconoscendo di aver sbagliato a presentare un piano di licenziamenti unilaterali, ed ha annunciato il ritiro dei 1719 licenziamenti presentando un piano di uscite volontarie massime incentivate per i prossimi 3 anni per 1250 lavoratori, 90 milioni di investimenti, ammortizzatori, revisione prodotti e un tavolo per reindustrializzazione di Cerreto d’Esi. Ha sottolineato la volontà di mantenere il presidio industriale e la ricerca e sviluppo nel nostro paese. L’azienda ha chiesto anche un focus su competitività e UE per CBAM ed energia, su cui il ministro Urso ha detto che sta seguendo il dossier in sede UE
Per il Segretario generale FIM Ferdinando Uliano e il Segretario nazionale FIM Massimiliano Nobis:
”rispetto alla fase di profonda criticità che abbiamo vissuto all’apertura di questo confronto, registriamo oggi, grazie alla lotta delle lavoratrici e lavoratori insieme al sindacato, elementi di cambiamento. Il piano iniziale presentato dalla multinazionale rischiava di compromettere irrimediabilmente la nostra base industriale, prevedendo tagli pesantissimi, una contrazione dei volumi produttivi al di sotto dei tre milioni di unità e prospettive inaccettabili per i lavoratori.
Oggi ci troviamo di fronte a un cambio di impostazione che giudichiamo importante: si passa da una logica fondata su atti unilaterali e licenziamenti sommari a un percorso basato sul confronto, sull’incentivazione volontaria e sulla ricerca di un’intesa condivisa. È chiaro che le organizzazioni sindacali non hanno mai offerto sponde a logiche punitive, ma abbiamo sempre preteso di affrontare il merito dei problemi industriali.
La quadratura del cerchio, tuttavia, si regge su pilastri precisi che non possono essere elusi. Il primo nodo centrale è la coerenza e la revisione della gamma dei prodotti: senza garanzie industriali e volumi adeguati sui siti, qualsiasi accordo rischia di essere monco. Nello stesso tempo, accogliamo positivamente l’impegno sugli investimenti e la necessità di ottimizzare gli strumenti di transizione, ma dobbiamo pretendere tutele ferree per i lavoratori.
Un capitolo fondamentale riguarda lo stabilimento di Cerreto d’Esi. Abbiamo ribadito con forza che il processo di re-industrializzazione non può e non deve essere fatto “sulle spalle dei lavoratori”, replicando le drammatiche chiusure del passato in cui i dipendenti subivano passivamente le scelte aziendali. È indispensabile garantire la continuità occupazionale e la salvaguardia delle competenze professionali. Laddove i percorsi di incentivazione volontaria comportino la perdita di specifiche figure, servono ammortizzatori sociali robusti, politiche attive mirate e un piano chiaro per il mantenimento e l’inserimento professionale (prevedendo percorsi di staffetta generazionale) affinché nessuno venga lasciato indietro.
Guardiamo inoltre con attenzione al ruolo svolto dal Governo e dal Ministero, anche in raccordo con le Regioni e con le istituzioni europee. La vertenza Electrolux non si esaurisce nei confini nazionali: è decisivo inserire l’intero settore dell’elettrodomestico nell’agenda europea, affrontando nodi cruciali come la revisione del CBAM e il caro-energia per difendere la competitività delle produzioni italiane.
Il percorso avviato richiede rigore, trasparenza e risposte concrete. La Fim Cisl continuerà a considerare il confronto di ogni singolo punto di questo negoziato necessario per raggiungere l’obiettivo primario di difendere i posti di lavoro, la dignità dei lavoratori e la presenza industriale di Electrolux nel nostro Paese”.






