Aggressione a un autista di Mobilità di Marca, la condanna di Bergamin (coordinatore RSU e segretario FIT CISL Belluno Treviso): “È ora di finirla, chi lavora a contatto con il pubblico ha il diritto di non temere per la propria incolumità e di tornare a casa sano e salvo”
La RSU di Mobilità di Marca esprime la propria ferma condanna per la grave aggressione avvenuta martedì sera intorno alle 20 in piazza Borsa a Treviso, ai danni di un autista impegnato sulla linea 3. Ancora una volta un lavoratore che sta svolgendo un servizio pubblico si trova a essere bersaglio di un gruppo di ragazzi che utilizza il mezzo pubblico come luogo dove sfogare comportamenti incivili, disturbando gli utenti, danneggiando i mezzi e creando un clima di insicurezza. All’autista è bastato richiamare questi ragazzi a un comportamento civile perché la situazione degenerasse: un pugno in faccia, sete giorni di prognosi e danni anche agli effetti personali. Un episodio reso ancora più grave da atteggiamenti di sfida e di scherno, compresa l’esibizione delle parti intime.
“È un fatto inaccettabile – commenta Stefano Bergamin, coordinatore delle RSU Mobilità di Marca e componente della Segreteria FIT CISL Belluno Treviso -. Chi guida un autobus, così come chi lavora in un Pronto soccorso, in una scuola o in qualsiasi altro servizio a contatto con il pubblico, ha il diritto di lavorare senza temere per la propria incolumità e di tornare a casa sano e salvo. Paradossalmente, l’episodio è avvenuto ai danni di un lavoratore che ha saputo mantenere la calma. Ma cosa sarebbe potuto accadere se avesse reagito? Da un’aggressione può facilmente scaturire una situazione ancora più grave”.
“Come RSU – prosegue il coordinatore – ringraziamo Mobilità di Marca per aver annunciato la costituzione di parte civile e per aver messo a disposizione dei lavoratori il proprio ufficio legale. È un segnale importante, ma non è sufficiente. Abbiamo già ottenuto strumenti di sicurezza, come i panic button, ma serve un salto di qualità: servono prevenzione, controlli e conseguenze certe per chi aggredisce chi lavora e presta un servizio pubblico. Chiediamo alle istituzioni di intervenire concretamente. Non possiamo accettare che pochi soggetti si sentano padroni dei mezzi pubblici e della città”.









