Non ci si abitua alle morti sul lavoro. Oggi pomeriggio, alle 16, in via Pana 34 a Faenza, i lavoratori e i sindacati sono tornati davanti al cantiere in cui, giovedì 1° ottobre, ha perso la vita Oleksandr Horberts, operaio ucraino di 42 anni. Un presidio nel luogo esatto dell’infortunio per ricordare che dietro ogni infortunio mortale vi è una vita spezzata.
Al presidio unitario hanno partecipato FILCA CISL Romagna, FILLEA CGIL Ravenna e FENEAL UIL Ravenna, insieme alle confederazioni CISL Romagna, CGIL Ravenna e UIL Ravenna. Una piazza unita per stringersi attorno alla famiglia e ai colleghi di Oleksandr e per ribadire che in questo modo non si può procedere.
Horberts è deceduto a seguito della caduta di un carico dalla gru presente nel cantiere in cui prestava servizio; un altro operaio, di 55 anni, è rimasto ferito. Sull’accaduto sono in corso le indagini e spetta agli organi competenti ricostruire la dinamica e accertare le responsabilità. Tuttavia, non è sufficiente individuare le cause, ma si rende necessario un cambiamento concreto all’interno dei cantieri.
È opportuno superare il consueto copione. Cordoglio, indignazione e dichiarazioni lasciano spesso il posto alla consuetudine fino al verificarsi del prossimo evento drammatico: i sindacati esprimono un netto dissenso. Non risulta accettabile uscire di casa per recarsi al lavoro senza la certezza di fare ritorno. Dietro ogni lavoratore che perde la vita vi sono una persona, una famiglia distrutta, dei colleghi testimoni dell’ennesima tragedia e una sconfitta per l’intero comparto. Non è più possibile continuare a contare i decessi.
La sicurezza riveste carattere prioritario. Nel settore delle costruzioni, ribadiscono le organizzazioni sindacali, la sicurezza deve rappresentare il perno dell’organizzazione del lavoro e non può essere subordinata ai tempi di consegna, alla produzione, ai costi o ad alcun interesse economico. Non esiste urgenza lavorativa che giustifichi un rischio per la vita umana. Di conseguenza, non basta affrontare il tema unicamente in seguito a un evento luttuoso: si auspicano prevenzione reale, formazione effettiva, controlli rigorosi, rispetto delle norme e dei contratti, un’organizzazione adeguata delle attività e una chiara assunzione di responsabilità lungo l’intera filiera degli appalti e dei subappalti. La sicurezza non costituisce un costo o un mero adempimento burocratico, bensì il presupposto imprescindibile per operare e la base della cultura lavorativa.
Da Rimini a Faenza, due presidi in due giornate consecutive. Nella mattinata di ieri, FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL hanno manifestato davanti alla Prefettura di Rimini a seguito del decesso di Saim Myrtaj, muratore albanese di 59 anni, caduto lunedì da un ponteggio in un cantiere di via Coletti. Una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Prefetto, al quale sono stati richiamati il valore della bilateralità e il ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali (RLST), chiedendo un incremento di ispettori, risorse e personale nei servizi di prevenzione delle Aziende USL e presso l’Ispettorato del lavoro, al fine di garantire la vigilanza in tutti i cantieri.
I dati delineano un quadro chiaro. In Emilia-Romagna, nei primi sette mesi del 2026, si registrano già 48 decessi sul lavoro, con un incremento del 2,1% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Da Faenza e da Rimini, le rappresentanze sindacali rivolgono a istituzioni e imprese una richiesta condivisa: la salute e la sicurezza dei lavoratori non sono negoziabili. L’obiettivo comune rimane quello di garantire che chi parte al mattino per recarsi al lavoro possa fare ritorno presso la propria famiglia, ponendo fine alle morti sul lavoro.









