Non è il salario minimo stabilito per legge la risposta al lavoro povero e allo sfruttamento in Italia, ma una lotta capillare al lavoro nero e grigio, unita a prevenzione, bilateralità e un nuovo Patto Sociale tra istituzioni, imprese e sindacati. È questo il messaggio centrale lanciato oggi dalla Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenuta a Capriate San Gervasio, nella cornice dell’Unesco Visitor Centre di Crespi D’Adda.
L’evento ha concluso l’iniziativa della Usr Cisl Lombardia dal titolo “Nessuno è padrone del lavoro di un altro”, organizzata in occasione della presentazione del volume “Sfruttamento made in Italy. Dalle passerelle ai rider, lo schiavismo nascosto con cui conviviamo” firmato dai giornalisti Ivan Cimmarusti e Sara Monaci.
Nel suo intervento, la leader della Cisl ha analizzato le cause strutturali dell’impoverimento del lavoro nel nostro Paese: «Il lavoro povero nasce dal lavoro nero e grigio, dagli straordinari non pagati, dal part-time involontario, dalle false cooperative, dalle finte partite Iva e dai contratti pirata firmati da sigle che non rappresentano nessuno. A tutto questo un salario minimo per legge non risponde: rischia anzi di peggiorare le cose».
Fumarola ha poi richiamato i recenti dati Istat che attestano oltre tre milioni di unità di lavoro irregolari, sottolineando come il fenomeno dello sfruttamento riguardi ormai sia le professioni tradizionali sia i mestieri legati alle nuove tecnologie.
«I rider ci dicono che il problema tocca anche i settori più nuovi. Le piattaforme offrono opportunità, ma l’algoritmo non può diventare un padrone senza volto che decide compensi e turni e scarica il rischio d’impresa su chi pedala», ha affermato la Segretaria Generale.
Fumarola ha espresso netta contrarietà a soluzioni legislative affrettate: «Una tariffa a consegna scritta in una legge legittimerebbe il cottimo. Serve invece recepire e attuare la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme».
Un passaggio centrale della relazione è stato dedicato al tema del caporalato, a dieci anni esatti dall’approvazione della legge contro il fenomeno, datata 29 ottobre 2016.
«La legge del 2016 ha dato strumenti efficaci alla repressione, e i risultati si vedono», ha riconosciuto Fumarola. «Ma il caporale prospera dove non funzionano i servizi per trovare lavoro, dove mancano trasporti e alloggi dignitosi, dove una persona dipende da un intermediario per ogni aspetto della propria vita. È la prevenzione il terreno su cui dobbiamo crescere: attraverso la Rete del lavoro agricolo di qualità, la bilateralità e i servizi nei territori. È così che si spezzano l’isolamento e la paura di cui lo sfruttamento si nutre».
In conclusione, la Segretaria Generale della Cisl ha evidenziato come il contrasto allo sfruttamento sia un interesse nazionale: «Combattere il caporalato conviene a tutto il Paese. Servono investimenti, competenze, produttività e una distribuzione più giusta del valore. È questa la prospettiva del nostro Libro Verde per un nuovo Patto Sociale: unire istituzioni, imprese e sindacati intorno a obiettivi condivisi per legare insieme crescita economica, qualità dell’occupazione e coesione sociale».



















