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«La scuola non si deve toccare, sull’Irpef fare di più e stop alla flat tax» – Intervista a Daniela Fumarola su “la Repubblica”

1 Novembre 2026 | Attualità

«La scuola non si deve toccare, sull’Irpef fare di più e stop alla flat tax» – Intervista a Daniela Fumarola su “la Repubblica”

1 Novembre 2026 | Attualità

«Il taglio di settemila posti nella scuola va ritirato e sulla manovra servono correzioni importanti, a partire da pensioni e fisco, anche se il Governo ha accolto diverse nostre richieste.» Lo dichiara la Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, nell’intervista pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica.

La leader della CISL rivendica le misure ottenute: il taglio dell’Irpef al ceto medio, la conferma della defiscalizzazione all’1% sui premi di produttività della contrattazione decentrata e al 5% sugli aumenti dei contratti nazionali, il rifinanziamento della legge sulla partecipazione, la Zes unica potenziata, gli sgravi per chi assume giovani e donne nel Mezzogiorno, gli interventi su famiglia e congedi parentali, la tassazione al 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e turni, oltre al contributo richiesto a banche, assicurazioni e società energetiche. «Sono frutti del confronto e li rivendichiamo».

Duro, però, il giudizio sulle pensioni: sopra i 2.447 euro lordi mensili l’assegno non recupera tutta l’inflazione, oltre i 3.059 ne recupera poco più della metà. «È ancora il ceto medio dei pensionati a pagare», ha sottolineato la numero uno di Via Po, osservando che il taglio dell’Irpef non può ricadere su di loro, tanto più che lo sconto dura un anno e il sacrificio dieci. Cancellare la maggiorazione delle minime mentre i prezzi corrono, ha aggiunto, «è un errore»: la stretta va cancellata e la rivalutazione garantita.

Ma sul fisco il problema è anche di equità. «Uno sconto temporaneo per 3,2 milioni di contribuenti e uno permanente per 41mila partite Iva non stanno insieme. Un dipendente o pensionato arriva al 43%, un autonomo con 100mila euro di ricavi paga il 15%. La progressività pesa su buste paga e pensioni. Il taglio Irpef va reso strutturale ed esteso a 60mila euro, anche contro il fiscal drag. Il forfettario ampliato va fermato».

Anche sui capitoli scuola, povertà e sanità, Fumarola è netta: «Il taglio di quasi settemila posti tra docenti e Ata va ritirato: il calo degli studenti è l’occasione per classi meno affollate e più tempo pieno. Il fondo sanitario sale a 146,3 miliardi, uno sforzo che riconosciamo, ma eroso dall’inflazione. Il dato sui 5,4 milioni di poveri assoluti è stabile, ma non recepisce ancora i rincari di quest’anno. L’assegno di inclusione va rafforzato».

Positiva la valutazione degli interventi rivolti ai giovani, «ma vanno rafforzati. L’1 per cento sugli aumenti degli under 30 segue la nostra Start tax, però vale solo per il 2027. Gli sgravi devono premiare chi stabilizza e forma. La cedolare favorisce il canone concordato, ma non crea case: servono il recupero degli alloggi popolari vuoti, meno agevolazioni e risorse certe per il Fondo affitto».

Sul tavolo con le imprese, infine, «non firmiamo un accordo qualunque»: sulla misurazione della rappresentanza, anche datoriale, e sui contratti contro quelli pirata «siamo vicini», mentre il nodo restano i salari, con la richiesta di una verifica annuale sull’inflazione reale, anche se il rinnovo tarda, e di adeguamenti durante la vigenza del contratto, secondo le regole dei singoli contratti nazionali.

Quanto alla scelta di non scioperare, Fumarola ribadisce che lo sciopero «è l’ultima istanza, quando il confronto si chiude. Ora la partita è in Parlamento: presentiamo emendamenti a tutti i gruppi. Con “Il Patto che unisce” saremo a Genova il 7 novembre, a Gioia Tauro il 28 e a Roma a metà dicembre, per chiedere anche un nuovo Patto sociale su salari, produttività, innovazione, formazione e crescita».

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