«Il giudizio definitivo lo daremo sul testo. Il contesto è chiaro: più della metà dei 26 miliardi è deficit in deroga vincolato a energia e difesa, e con una coperta così corta apprezziamo che il governo abbia evitato bonus a pioggia, puntando su poche priorità. Nel merito, passi avanti e almeno due fronti da correggere». Con queste parole la Segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, delinea in un’intervista al Riformista la posizione della confederazione sulla legge di bilancio .
Il fronte più grave, spiega la leader Cisl, è quello delle pensioni: le nuove regole di indicizzazione colpiscono la fascia media, già provata da anni di strette. «Tagliare la rivalutazione sopra quattro volte il minimo chiede un altro sacrificio a chi ha 2.500 o 3.000 euro lordi, ha già perso potere d’acquisto dopo una vita di lavoro. È questione di giustizia e di coerenza: si fa pagare ai pensionati l’intervento sull’Irpef, colpendo il ceto medio che si vuole sostenere». Il secondo fronte è il forfettario a 100 mila euro, che «assorbe grandi risorse e allarga i divari». A parità di reddito, osserva Fumarola, aumenta la distanza tra gli autonomi, fermi al 15 per cento, e dipendenti e pensionati, che arrivano a pagare fino al 43. «Non ce l’abbiamo con professionisti e artigiani: è questione di equità». Sull‘Irpef, invece, la direzione è giusta: il 33 per cento fino a 55 mila euro è un primo segnale al ceto medio, ma la Cisl chiede di salire a 60 mila, sterilizzando il beneficio sopra i 100 mila euro, e di detassare le tredicesime dei redditi più bassi.
Quanto alle risorse, la numero uno di Via Po ricorda che chiamare banche, assicurazioni, energia e giochi a un contributo sui superprofitti, da estendere alle multinazionali del digitale, è una proposta che la Cisl avanza da tempo: «Non si demonizza il profitto: si afferma un principio di solidarietà redistributiva in tempi come questi». Non convince invece la patrimoniale chiesta dalla Cgil e da parte dell’opposizione: la base è ridotta, perché chi dichiara più di 70 mila euro è meno del 5 per cento dei contribuenti e versa già un terzo dell’Irpef, e le grandi fortune non stanno sui conti correnti o nei dossier titoli. Il rischio è di pescare poco e colpire ancora chi le tasse le paga. «È lì», aggiunge, riferendosi alla ricchezza sommersa, evasa ed elusa e a un’evasione che sfiora i 220 miliardi, «che bisogna gettare le reti, con una riforma fiscale che, nel segno della progressività, tassi di più le rendite e alleggerisca stabilmente lavoro e pensioni del ceto medio».
Sui giovani, Fumarola giudica utile il fondo per i nuovi nati, da connettere alla previdenza complementare dei fondi negoziali, e rileva che nella manovra si raccolgono anche alcune sollecitazioni della Cisl, dalla casa all’occupazione. Le misure, però, non possono restare a termine: «chi entra nel lavoro ha bisogno di certezze». Il disagio giovanile, precisa, non si risolve in una manovra, e servono azioni profonde su salari dignitosi, contratti stabili, formazione e una pensione contributiva di garanzia per chi ha carriere frammentate. Sul fondo per l’uscita a 64 anni, la Cisl chiede maggiore inclusione e flessibilità per chi svolge lavori faticosi e usuranti, insieme all’Ape sociale strutturale e al superamento dei vincoli che soffocano Opzione donna. «Ma un fondo senza requisiti né criteri è solo un annuncio. Chiediamo di scriverli insieme: le pensioni non si toccano senza sindacati».
Sullo sciopero generale proclamato dalla Cgil, la Segretaria Generale ribadisce di rispettare la scelta, ma di non condividerla. La mobilitazione della Cisl, «Il Patto che unisce», nasce dal basso e non contro: punta a migliorare la manovra e ad andare dove una legge di bilancio non arriva. Le proposte arriveranno in piazza il 7 novembre a Genova, il 28 a Gioia Tauro e a metà dicembre a Roma, per spingere la politica verso un accordo sociale a cavallo tra questa e la prossima legislatura. Da oltre trent’anni, osserva, il Paese soffre la «sindrome di Penelope»: ogni maggioranza disfa la tela del governo precedente e riparte da zero, con il risultato di produttività e qualità del lavoro al palo e salari, crescita e welfare in affanno. In vista delle elezioni, Fumarola chiede ai partiti «responsabilità, visione e il coraggio di smettere di rincorrere l’emergenza e tornare a programmare il futuro». L’interesse mostrato per il Libro Verde della Cisl è un segno importante, conclude, «ma serve uno scatto di metodo, perché l’Italia non si risolleva inseguendo il consenso di breve periodo».











