«Dietro ogni morte sul lavoro c’è una famiglia che aspettava un rientro mai arrivato. Davanti a questo dolore il silenzio è un dovere, ma non può diventare rassegnazione: l’indignazione di un giorno, seguita dal ritorno alla normalità, prepara soltanto altre vittime». Lo scrive la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, in un editoriale pubblicato oggi su QN – Quotidiano Nazionale.
La leader Cisl parte dai dati della Relazione annuale Inail: nel 2025 sono state 1.198 le denunce di infortunio mortale e 98.312 quelle di malattia professionale, il livello più alto da ventisei anni. Nei primi sette mesi del 2026 i decessi denunciati sono già 582, con gli infortuni in crescita di quasi il 5 per cento e le malattie professionali del 16,6 per cento.
Per Fumarola la prevenzione deve diventare una politica strutturale, a partire dalle filiere frammentate e dal ricorso eccessivo al subappalto: «quando la catena delle responsabilità si allunga, la persona ne diventa l’anello più debole». Decisiva, però, è la partecipazione.
«La legge 76 del 2025, che attua l’articolo 46 della Costituzione, offre con le commissioni paritetiche la sede naturale per verificare insieme valutazione dei rischi, formazione e segnalazione dei mancati infortuni, e la prossima manovra deve garantirle risorse stabili», sottolinea la numero uno di via Po.
Sul piano operativo, la Segretaria Generale individua tre scelte prioritarie e urgenti: destinare l’avanzo di gestione dell’Inail alla formazione sui rischi specifici, soprattutto nelle piccole e micro imprese; rafforzare i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; potenziare ancora gli organici degli ispettorati.
«La sicurezza non è un costo, ma il primo investimento sulla qualità e sulla reputazione delle aziende», evidenzia Fumarola richiamando la trattativa in corso per un nuovo accordo quadro unitario con i datori di lavoro. «Nessuna morte è una fatalità da archiviare in fretta: dalle parole bisogna passare alle scelte, perché chi lavora ha il diritto di tornare ogni sera dai propri cari».









