«Non possiamo governare ciò che accade a Hormuz, ma possiamo decidere chi paga il conto in Italia»: così Daniela Fumarola, Segretaria Generale della Cisl, intervenendo oggi a Sky Tg24 Economia su caro-carburanti, politica dei redditi e vertenza ex Ilva.
Per Fumarola «lo sconto sulle accise va prorogato, ma le risorse vanno concentrate su chi ne ha più bisogno, con un presidio forte sui prezzi contro la speculazione». La leader Cisl ha anche evidenziato la necessità di un intervento deciso a livello europeo, avvertendo che un’azione isolata dell’Italia rischierebbe solo di spostare altrove i profitti. «La nostra priorità è chiara: tutelare i salari, difendere le pensioni e sostenere le imprese sane», ha aggiunto.
A questo proposito, Fumarola ha riconosciuto come sia stato importante rinnovare tutti i contratti del pubblico impiego, con una dotazione senza precedenti di 20 miliardi, recuperando buona parte dell’inflazione. «Ma non basta», ha sottolineato. «Serve una politica espansiva dei redditi su tre fronti — tariffe e prezzi calmierati, un fisco più leggero su lavoro e pensioni, il rinnovo dei contratti alla scadenza — e intervenire sulle pensioni indicizzandole all’inflazione».
La numero uno di Via Po ha poi richiamato un punto fondamentale, già presente nella piattaforma unitaria: la contrattazione decentrata, per legare gli obiettivi alla produttività e redistribuirla in busta paga, anche attraverso orari più leggeri. «Solo così il salario cresce davvero», ha precisato.
L’ultima questione affrontata nel corso della trasmissione riguarda il futuro dell’ex Ilva. «È una vertenza che riguarda 20.000 persone: oltre 4.400 lavoratori sono in cassa integrazione, con coperture in esaurimento. Il 28 ottobre è la data per lo spegnimento dell’area a caldo e sappiamo che un altoforno spento non si riaccende più», ha sottolineato Fumarola.
«La cordata italiana è una buona notizia – ha aggiunto -, ma non basta se punta solo sull’area a freddo: serve una regia pubblica, con capitali e date certe, per gestire l’emergenza garantendo la tenuta reddituale di tutti i lavoratori, compresi quelli dell’appalto e dell’indotto, troppo spesso dimenticati, e tutelare i diritti costituzionali alla salute, alla sicurezza e all’ambiente.
L’Italia non può fare a meno dell’acciaio, ma deve produrre un acciaio verde di alta qualità, anziché dipendere dalle importazioni da Paesi con standard ambientali e del lavoro peggiori dei nostri», ha concluso Fumarola.









