“L’Europa non è omogenea per salari, libertà sindacale e libera contrattazione. La direttiva, infatti, tratta diversamente situazioni diverse, ma parte da un presupposto su cui sono stati concordi tutti i sindacati d’Europa: la via per innalzare i salari, le tutele e i diritti dei lavoratori è la contrattazione e su quella occorre puntare per far crescere la democrazia e il benessere. (…) Il salario minimo serve solo nei paesi che non hanno una contrattazione adeguata, che, non a caso, sono anche quelli con i salari più bassi e i minori diritti. Per l’Italia non c’è alcun obbligo di salario minimo perché abbiamo un sistema contrattuale che copre molto al di sopra della soglia dell’80% prevista dalla direttiva. Per noi, dunque, c’è solo l’incoraggiamento a presidiare e rafforzare la contrattazione”.
Lavoro. Daniela Fumarola al Consiglio generale della Cisl Umbria: «Incentivi ai giovani utili, ma priorità a salari, produttività e qualità del lavoro»
«L'Umbria è una regione con una storia produttiva importante, costruita su un tessuto diffuso di piccole e medie imprese, su tradizioni manifatturiere solide, su una cultura del lavoro che ha saputo resistere a più di una crisi. Ma negli ultimi anni la regione ha...






