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Sardegna. Report del Centro Studi “Giannetto Lay”: «Energia cara, industria debole e boom lavoro discontinuo: la Sardegna rischia di pagare più di tutti il costo della transizione»

19 Maggio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. Report del Centro Studi “Giannetto Lay”: «Energia cara, industria debole e boom lavoro discontinuo: la Sardegna rischia di pagare più di tutti il costo della transizione»

19 Maggio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Il report del Centro Studi “Giannetto Lay” fotografa una condizione economica e sociale sempre più fragile: industria sotto il 14% del valore aggiunto regionale e famiglie sarde oltre i 1.300 annui di spesa energetica

Crisi industriale, aumento dei costi energetici, redditi deboli, crescita del lavoro discontinuo e aumento della vulnerabilità di famiglie e imprese: così la Sardegna arriva al confronto sul nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale.

È quanto emerge dal nuovo Report del Centro Studi “Giannetto Lay” della CISL Sardegna dedicato al rapporto tra energia, industria, competitività e condizioni sociali nell’isola.

L’analisi evidenzia come il peso dell’industria nell’economia regionale continui a restare significativamente inferiore rispetto alla media nazionale: industria e costruzioni rappresentano ormai poco meno del 14% del valore aggiunto regionale, all’interno di una struttura produttiva composta quasi esclusivamente da micro e piccole imprese, fortemente esposte all’aumento dei costi energetici e logistici.

Per la CISL Sardegna il tema energetico non riguarda soltanto la transizione ecologica o la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma investe direttamente il futuro produttivo dell’isola, la qualità del lavoro, la competitività delle imprese e la tenuta sociale del territorio.

«Energia, industria e lavoro ormai sono la stessa emergenza – dichiara il segretario generale della CISL Sardegna Pier Luigi Ledda –. La Sardegna rischia di pagare più di altri territori il costo della transizione perché parte da condizioni strutturali più fragili: insularità, costi logistici elevati, debolezza industriale, redditi più bassi e forte precarietà occupazionale».

Il report mette inoltre in evidenza livelli di vulnerabilità energetica delle famiglie sarde superiori rispetto alla media italiana ed europea. Le famiglie dell’isola spendono mediamente oltre 1.300 euro l’anno per l’energia, con un peso dell’energia elettrica sui consumi domestici superiore al 51%, contro una media nazionale poco oltre il 40%. Parallelamente, la diffusione del metano resta estremamente limitata rispetto al resto del Paese, mentre cresce il ricorso a GPL, pellet, gasolio e altri combustibili alternativi, particolarmente onerosi nelle aree interne.

«La Sardegna continua a pagare un forte ritardo infrastrutturale sul piano energetico – prosegue Ledda –. La limitata diffusione del metano e la forte dipendenza da energia elettrica, GPL e carburanti rendono famiglie e imprese molto più esposte ai rincari».



Il report sottolinea inoltre come la fragilità energetica si intreccia sempre più con quella occupazionale e reddituale. «In Sardegna si lavora meno giornate medie rispetto alla media nazionale e il ricorso alla NASpI continua a essere particolarmente elevato in molti comparti – sottolinea il Segretario –. Quando aumenta il lavoro discontinuo, ogni aumento di bollette, carburanti e costi logistici produce effetti ancora più pesanti sui redditi delle famiglie e sulla competitività delle imprese».

La CISL richiama inoltre l’attenzione sulla situazione dei principali poli industriali dell’isola, da Portovesme al Sulcis Iglesiente, fino a Porto Torres. «Non siamo davanti a singole crisi aziendali – afferma Ledda – ma a una vera questione industriale regionale che intreccia energia, occupazione, infrastrutture e competitività».

A preoccupare ulteriormente è anche l’evoluzione del sistema europeo ETS e la progressiva introduzione dell’ETS2, il nuovo meccanismo europeo che interesserà trasporti, edifici e riscaldamento civile.

«In una regione insulare come la Sardegna l’ETS2 rischia di avere effetti particolarmente pesanti su carburanti, trasporti, logistica e costi di riscaldamento – evidenzia Ledda –. Senza misure di compensazione sociale e senza una strategia industriale forte, la transizione rischia di aumentare ulteriormente i divari territoriali e sociali».

Per la CISL Sardegna il nuovo PEARS deve quindi diventare parte integrante di una strategia complessiva di sviluppo e non limitarsi alla sola programmazione energetica.

«La vera questione non è soltanto quanta energia verrà prodotta – conclude il Segretario – ma a quale costo, con quale sistema infrastrutturale e per sostenere quale modello produttivo. Una Sardegna che produce energia ma continua a perdere industria, lavoro qualificato e capacità produttiva sarebbe una Sardegna più fragile. La transizione deve servire a creare sviluppo, occupazione stabile, competenze e nuova competitività per l’isola».

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