«Buggerru è un luogo che appartiene alla storia del lavoro, del movimento sindacale e della Sardegna. E il modo migliore per ricordare quello che qui accadde nel 1904 non è soltanto guardare al passato, ma provare a capire che cosa quella storia continua a dire al nostro presente».
Così il segretario generale della CISL Sardegna Pier Luigi Ledda questa mattina a Buggerru, in occasione del convegno “Eccidio di Buggerru e Prospettive future”, al quale ha partecipato insieme al segretario generale della CISL Sulcis Iglesiente Antonello Saba, nel 122° anniversario dell’eccidio.
Un giornata di memoria che per la CISL diventa un’occasione per interrogarsi sul lavoro di oggi e sulle prospettive di sviluppo dell’Isola. Dalla dignità del lavoro al rapporto tra sviluppo e diritti, fino ad un principio che resta immutato: nessuno dovrebbe perdere la vita per lavorare.
«Nel 1904 i lavoratori di Buggerru chiedevano condizioni di lavoro più giuste e umane. Oggi il lavoro è cambiato, ma non è cambiata la domanda di dignità. Anche nel nostro territorio dobbiamo continuare a lavorare perché chi ha un’occupazione abbia sicurezza, stabilità, un salario adeguato e la possibilità di costruire il proprio futuro qui. È questo il modo più concreto per trasformare la memoria in responsabilità», dichiara Saba.
Nel 2024, proprio da Buggerru, CGIL, CISL e UIL hanno scelto di avviare con la Regione Sardegna il percorso del Patto di Buggerru sulla salute e sicurezza sul lavoro. Una scelta che ha voluto trasformare la memoria in un impegno concreto e condiviso, di fronte a una situazione ancora segnata da infortuni, morti sul lavoro, difficoltà nei controlli, lavoro irregolare e condizioni nelle quali la prevenzione risulta più difficile.
In questi due anni alcuni passi avanti sono stati compiuti, con 5 milioni di euro all’anno destinati alla sicurezza per il triennio 2026-2028 e l’istituzione dell’Osservatorio regionale per la qualità, la salute e la sicurezza sul lavoro.
Ora, però, per la CISL è il momento di fare un passo ulteriore: il Patto deve arrivare concretamente nei luoghi di lavoro.
«Il Patto adesso deve camminare», ribadisce Ledda. Un’urgenza resa ancora più evidente dai numeri : nei primi sei mesi del 2026 sono state otto le persone che hanno perso la vita sul lavoro nell’Isola, una in più rispetto all’anno precedente.
Per Ledda, la priorità deve essere la prevenzione: «La vera sfida è arrivare prima. Prima dell’incidente, prima dell’infortunio, prima che una situazione di rischio diventi emergenza. Servono le regole, i controlli e servono anche le sanzioni quando le regole non vengono rispettate. Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con le norme. Si costruisce nei luoghi di lavoro attraverso formazione, consapevolezza, organizzazione del lavoro, responsabilità delle imprese e partecipazione dei lavoratori».
Per la CISL è proprio dalla tutela della persona che deve partire una riflessione più ampia sul valore del lavoro in Sardegna. Perché sicurezza, salario, stabilità, professionalità, contrattazione e produttività non sono questioni separate, ma parti dello stesso ragionamento sulla qualità del lavoro e sulla qualità dello sviluppo.
«I dati ci dicono che in Sardegna l’occupazione è crescita nell’isola ed è certamente una buona notizia», sottolinea Ledda. «Ma oggi non basta chiedersi quanti posti di lavoro vengono creati: bisogna interrogarsi sulla loro qualità e su quanto valgono. Un valore che si misura nel salario, nella stabilità, nel riconoscimento delle professionalità e nella possibilità di costruire un progetto di vita».
Una riflessione che guarda anche alle prospettive future dell’isola chiamata nei prossimi anni ad affrontare investimenti importanti, nuovi cantieri, infrastrutture, trasformazioni industriali ed energetiche e processi legati alla transizione ambientale e digitale.
Ma parlare di futuro, soprattutto in un territorio come il Sulcis Iglesiente, significa anche risolvere le vertenze ancora aperte e restituire prospettive concrete di sviluppo e di occupazione.
«Non possiamo limitarci a gestire le crisi e le emergenze. Dobbiamo chiudere positivamente le vertenze che da troppo tempo attendono una soluzione e, nello stesso tempo, costruire nuove opportunità di lavoro e di investimento. Questo territorio ha bisogno di certezze, di una prospettiva industriale e produttiva e della possibilità, soprattutto per i giovani, di immaginare qui il proprio futuro», sottolineano Ledda e Saba.
«Più lavoro non può significare più rischi. Più investimenti non possono significare più infortuni. Più sviluppo non può significare più vite perdute. La sicurezza non è un costo dello sviluppo. È una condizione dello sviluppo che vogliamo», sostengono i due segretari.
È questa, per la CISL, la lezione che a 122 anni di distanza Buggerru continua a consegnare al presente: la dignità del lavoro non è una questione del passato, ma una responsabilità che riguarda le scelte di oggi e il futuro che si vuole costruire.
«Vogliamo una Sardegna che cresca. Vogliamo più lavoro, salari migliori, maggiore produttività, più contrattazione, più investimenti e più opportunità per i nostri giovani. Ma vogliamo che sia buon lavoro: un lavoro che riconosca la persona, le sue competenze, i suoi diritti e la sua dignità», concludono Ledda e Saba.








