«Negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso quasi 6 punti di produzione industriale. Bisogna fare di più per invertire la rotta. Nella manovra economica di bilancio vanno fatte scelte selettive. Anche se ci sono margini stretti, bisogna dare risposte adeguate». Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenendo stamane all’Esecutivo Nazionale della Fim Cisl, riunito ad Amelia, in sessione seminariale di studio sui grandi temi economici e sociali: lo scenario internazionale, le crisi industriali, patto sociale, contrattazione, rappresentanza, impresa e lavoro nella rivoluzione digitale e nel tempo dell’intelligenza artificiale.
«Quando le risorse sono limitate, sbagliare una scelta costa il doppio e la qualità delle decisioni dipende ancor di più da chi le prende e da quanto sono radicate nei bisogni dei territori e dei diversi comparti», ha aggiunto la numero uno di via Po, ricordando i nodi sul tappeto. «Si chiude la stagione del PNRR e nessuno ha chiarito quali investimenti proseguiranno con risorse ordinarie. Il Piano tra il 2021 e il 2025 ha contribuito in modo determinante alla tenuta: senza di esso l’Italia sarebbe finita quasi certamente in stagnazione o recessione. Dove invece non ha inciso abbastanza, è sul nodo strutturale della produttività, su cui l’Italia continua a essere indietro rispetto agli altri grandi paesi europei. Il quadro è aggravato dall’instabilità internazionale, che scarica sui mercati energetici e delle materie prime costi che arrivano puntuali sulle bollette, sulle imprese e sui salari reali».
Spostando poi l’attenzione sul versante delle relazioni industriali, la leader Cisl ha richiamato il confronto in corso tra le parti sociali sul fronte contrattuale: «Con Cgil e Uil abbiamo costruito una piattaforma unitaria e l’abbiamo consegnata a quattordici associazioni datoriali. L’obiettivo è un accordo quadro su rappresentanza, contrattazione, partecipazione, formazione, salute e sicurezza: un testo che, già nei titoli, parla orgogliosamente il linguaggio della Cisl. Conta anzitutto la premessa: l’autonomia delle parti nel regolare assetti contrattuali e rappresentanza, senza attendere che la politica si sostituisca a noi».
Un passaggio cruciale riguarda la risposta all’emergenza salariale e la centralità dei contratti nazionali. «Le regole servono a raggiungere obiettivi, e il primo traguardo oggi è alzare le retribuzioni. La nostra piattaforma incrocia un provvedimento di assoluto valore conquistato prima dell’estate: il salario giusto di natura contrattuale entrato nel decreto Primo Maggio, con la soglia di decenza fissata dalla retribuzione del contratto nazionale firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Dobbiamo passare dal salario giusto al contratto giusto, con una competizione verso l’alto che espanda, e non comprima, la parte economica e normativa. Un buon contratto non si misura solo sul minimo orario: servono TEC che comprendano anche il welfare, dalla previdenza complementare alla sanità integrativa, dalla formazione ai permessi».
Fumarola ha concluso il suo intervento tracciando la rotta strategica per il prossimo futuro: «Le nuove regole non bastano se manca un progetto. Per questo abbiamo avviato il Libro Verde insieme a CisLab, una piattaforma aperta che porteremo nei territori e nelle categorie e poi al confronto con istituzioni, imprese e terzo settore su quattro direttrici: crescita e redistribuzione, welfare innovato, minor prelievo su lavoro e pensioni, relazioni industriali aggiornate. L’approdo è il Patto della responsabilità e della coesione indicato dal Congresso: un accordo tra responsabili capace di indirizzare le transizioni, non solo di distribuirne i costi».









