Fai, Flai e Uila Pesca apprezzano la decisione del Governo italiano di presentare ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea avverso il Reg (UE) 2023/2842 (Regolamento controlli) che prevede l’utilizzo obbligatorio, da parte dei pescherecci, di telecamere a circuito chiuso come strumento di controllo elettronico a distanza finalizzato alla prevenzione delle infrazioni.
Con tale Regolamento, la Commissione vuole istituire una sorta di “grande fratello” per dimostrare la colpevolezza, già però presunta a priori, dei lavoratori nelle loro attività di pesca, utilizzando dei mezzi assolutamente sproporzionati rispetto alla finalità della tutela della risorsa dettata dalla Politica comune della pesca.
Il condivisibile obiettivo della sostenibilità ambientale non può essere perseguito violando i diritti dei lavoratori alla privacy e al divieto del controllo a distanza e, soprattutto, non può prescindere da un necessario equilibrio rispetto alla sostenibilità sociale ed economica.
La ingente riduzione della flotta, la chiusura di tante imprese e la perdita di migliaia di posti di lavoro testimoniano il prezzo troppo alto pagato, negli ultimi anni dalla pesca italiana in nome di una vera e propria ideologia iper-ambientalista che non ha nulla a che vedere con la reale esigenza di tutela del mare, del quale i nostri pescatori sono i veri, diretti e interessati custodi.
La miope rincorsa al massimo rendimento sostenibile è stata, per oltre vent’anni, mirata a colpire e mortificare unicamente i pescatori, senza la giusta attenzione a tutti gli altri fattori che influiscono negativamente sugli ecosistemi marini e sugli stock ittici.
Fai, Flai e Uila Pesca valutano positivamente l’azione concreta del governo italiano che fa seguito al voto contrario, espresso in sede di Consiglio dei Ministri UE sul medesimo regolamento, da parte del ministro Francesco Lollobrigida.
Pesca. Fai, Flai e Uila: “Condivisibile il ricorso dell’Italia sul Regolamento UE Controlli”
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