Puglia, 9 marzo 2017.Non accettiamo che si ingeneri confusione nei lavoratori in una fase complicata come quella che sta per arrivare a ridosso della cessione di Ilva. Da una parte chi firma un accordo ma poi non riesce a spiegare ai suoi iscritti perché si è deciso di passare in poche ore da #NOCIGS (raccontando che non fosse lo strumento adatto ad Ilva) a firmare la Cigs al MISE, dall’altra chi non firma l’accordo ma poi siede ai tavoli per gestire lo stesso accordo ovviamente non firmando i contenuti delle riunioni ma raccontandone una propria versione. Bisognerebbe ricordare a chi non ci sta alla rimodulazione dei numeri due semplici cose, la prima è che quei numeri sono gli stessi inseriti nell’accordo che loro stessi hanno firmato, le oramai note 3240 unità massime. La seconda cosa è che, nella prima riunione a seguito della nota di apertura della CIGS da parte dell’azienda, solo la FIM dichiarò la propria disponibilità (forti delle precedenti esperienze vissute sugli impianti dal 2008 in poi) a entrare subito nel merito dei numeri reparto per reparto contestando di fatto che non erano proporzionati rispetto alle reali necessità mentre chi oggi vorrebbe affrontare quella discussione insisteva per “spostare al ministero la trattativa perché sede competente”. Come FIM ci siamo impegnati, da soli, in questi giorni a incontrare i lavoratori direttamente interessati alle fermate prolungate. Concludiamo oggi infatti le assemblee svolte a piazza Bettolo, nella nostra sede con tutti i lavoratori del Tubificio, dell’ERW, dei Rivestimenti, del PLA, che come nostri iscritti non hanno “subito” un accordo ma ne hanno costruito con noi i contenuti condividendoli in tutte le fasi”. Rimaniamo convinti di aver fatto un buon accordo, liberi da pensieri condizionati da legami politici e partitici e raccogliamo oggi consenso su quanto è stato fatto e questo, al di là delle strumentalizzazioni di ognuno, da un senso al nostro lavoro.
Puglia. Valerio D’Alò Fim Cisl: Coerenza e responsabilità negli accordi
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