La nuova giunta di Firenze è stata annunciata. La Sindaca Funaro ha fatto le sue scelte. Legittimamente. Nello scorrere l’elenco dei dieci assessori emergono però timori che la spinta riformista di cui Firenze è stata protagonista in questi anni sia alquanto indebolita. Il rischio di una deriva che ama molto gli slogan e le battaglie di principio, ma che a fatica riesce a confrontarsi e a proporre soluzioni non serve a questa città.Non ci ha sorpreso la nomina di Paola Galgani ad assessore e vice sindaca; erano stati bravi i giornalisti a citare frequentemente il suo nome, nei mesi scorsi addirittura come possibile candidata sindaca e poi ad inserirla negli ultimi giorni nella girandola dei possibili assessori.Conosco Paola da tempo e con lei abbiamo affrontato molteplici temi e problemi di questa città e ho avuto modo di apprezzarne la serietà e le competenze; altresì guardiamo con interesse al coinvolgimento di esponenti della rappresentanza sindacale con importanti incarichi, ma lo facciamo con l’auspicio che questo sia vero desiderio di curare le relazioni della città e non una scelta di pesi e contrappesi politici. Per cui non posso che augurarle un buon lavoro e garantirle che continuerà a trovare nella Cisl un sindacato riformista, pragmatico e autonomo dai partiti.E’ sotto gli occhi di tutti che questa città ha la necessità urgente di passare dal sogno al bisogno.I suoi cittadini, sia quelli che hanno votato Funaro, sia quelli che avevano scelto Schimdt, hanno la necessità di viverla questa Firenze, di sentirla di nuovo loro, dei fiorentini, che qui pagano le tasse, che ci vivono, ma che hanno a che fare con una mancanza di sicurezza sempre più palese, una mobilità costantemente in cantiere, un problema casa che mina sempre più la dignità e il diritto alla cittadinanza, una gestione sanzionatoria al limite del persecutorio, infrastrutture perennemente ai nastri di partenza, uno smaltimento rifiuti sempre più caro, un turismo e un terziario che oltre a far ricchi solo alcuni non rispettano i contratti del settore e impoveriscono i tanti lavoratori occupati. Dimostrazione ne è la recente indagine di Cgia Mestre che colloca Firenze al 10° posto per reddito medio complessivo da lavoro, con 26.285€, mentre i nostri cugini di Bologna (il Tour ha fatto tappa pure lì) occupano il 5° posto, con una differenza di €2.000 pro capite. Segno che la Firenze dell’artigianato e della grande impresa sta perdendo quella capacità attrattiva di nuovi investimenti e di nuova professionalità lavorativa, mentre una grande città deve continuare a poggiare la sua economia sul manifatturiero.Siamo preoccupati allora, perché Firenze ha bisogno di essere gestita con saggezza e buon senso e non vorremmo che le polarizzazioni e le ideologie della politica mettessero a rischio questo processo, facendo passare in secondo piano la ricerca delle risposte di cui la città ha veramente bisogno.A cominciare da quella che attende il fenomeno della povertà che aumenta e dei salari che non bastano più neppure a chi lavora, a causa di un carovita fuori controllo. Il primo motore di cittadinanza, ce lo insegna la Costituzione, è il lavoro. Un lavoro che in questa città sempre più spesso non basta più per non essere poveri. E non è certo col salario minimo e i referendum che si risolve questo problema.
Toscana. Cisl: Firenze. Passare dal sogno al bisogno
Toscana. Cisl: Firenze. Passare dal sogno al bisogno
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