«L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità formidabile per accrescere produttività, salari e qualità del lavoro. Perché questo potenziale si traduca in progresso condiviso, occorre però governare la transizione nel segno della corresponsabilità e della partecipazione, costruendo una nuova alleanza tra lavoratori e imprese capace di coniugare innovazione, competitività, diritti e dignità della persona». E’ quanto ha sottolineato oggi la CISL nel corso dell’audizione presso l’8ª Commissione del Senato sullo schema di decreto attuativo della legge n. 132 del 2025 in materia di intelligenza artificiale – Atto del Governo n. 421 – chiamato a completare l’adeguamento dell’ordinamento italiano all’AI Act europeo entro il 10 ottobre 2026.
La Confederazione di via Po «apprezza il fatto che l’Italia sia stata tra i primi Paesi europei a dotarsi di una normativa specifica, fondata su principi condivisibili: la centralità della persona, la trasparenza nell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale e il divieto di affidare esclusivamente a procedure automatizzate la gestione del rapporto di lavoro o l’adozione di decisioni di licenziamento».
Per la Cisl «restano tuttavia, alcuni nodi essenziali da sciogliere. Nello schema di decreto manca anzitutto un riferimento esplicito alla legge n. 76 del 2025 sulla partecipazione dei lavoratori. I guadagni di produttività generati dall’intelligenza artificiale devono essere accompagnati dal coinvolgimento diretto e indiretto delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro rappresentanze, anche per garantire una redistribuzione equa dei benefici dell’innovazione», aggiunge la Cisl .
«Deve poi essere chiaro che la valutazione della prestazione professionale non può essere delegata al solo algoritmo. È inoltre necessario prevedere un rinvio chiaro alla contrattazione collettiva, nazionale e decentrata, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato, affinché siano le parti sociali a definire regole, tutele e modalità di utilizzo della IA».
La CISL rileva “l’assenza di stanziamenti per sostenere formazione professionale, aggiornamento continuo delle competenze e un sistema di istruzione capace di preparare le persone alle trasformazioni tecnologiche in atto. Senza investimenti sul capitale umano, il rischio è che l’intelligenza artificiale accentui divari e disuguaglianze, anziché generare nuove opportunità. L’obbligo di informazione va esteso a tutti i casi in cui sistemi di intelligenza artificiale applicati all’organizzazione e gestione del lavoro e la responsabilità per il loro impiego non deve ricadere solo sul datore di lavoro, ma sull’intera catena degli appalti”, conclude la Cisl.









