«Ci sono personalità che appartengono al loro tempo. E altre che riescono ad andare molto oltre perché lasciano un metodo, uno stile, un’idea delle istituzioni e del servizio pubblico che continua a interrogare ciascuno di noi». Con queste parole la segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, ha concluso oggi al CNEL il convegno “1976-2026: Tina Anselmi e le riforme del lavoro”, promosso dalla Fondazione Giulio Pastore, dalla Fondazione Ezio Tarantelli e dalla Fondazione Corazzin, con il patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.
Nel suo intervento Fumarola ha ricordato la figura di Tina Anselmi, partigiana, sindacalista della CISL, prima donna ministra della Repubblica e protagonista di alcune delle più importanti riforme sociali del Paese, sottolineandone la straordinaria attualità e il valore del suo insegnamento per affrontare le trasformazioni del lavoro, il ruolo della contrattazione e delle relazioni industriali.
«Tina Anselmi appartiene certamente a questa seconda categoria», ha aggiunto la leader Cisl. «Cambiavano le responsabilità, cambiavano i contesti, cambiavano perfino le emergenze che il Paese si trovava ad affrontare. Ma non cambiava mai il modo con cui lei interpretava il proprio ruolo: considerava ogni incarico una responsabilità verso gli altri. Questa e’ la ragione per cui Tina Anselmi continua ad apparirci così moderna».
Per Fumarola «Anselmi non ha mai separato le istituzioni dalla vita concreta delle persone. Non ha mai pensato che governare il lavoro significasse occuparsi soltanto di statistiche, norme o procedure amministrative. Prima di arrivare al Ministero, aveva conosciuto il lavoro vero. Aveva ascoltato le persone, contrattato, visto da vicino le disuguaglianze e imparato che dietro ogni norma ci sono volti, famiglie, condizioni di vita. Per questo, quando nel luglio del 1976 diventa la prima donna Ministra della Repubblica italiana, non interpreta quell’incarico come un primato personale. Lo vive come un’assunzione di responsabilità».
La numero uno Cisl ha ricordato che «Anselmi dovette affrontare vertenze difficili: dai braccianti agricoli ai lavoratori del commercio, dal trasporto aereo ai grandi dossier dell’occupazione giovanile e femminile. In ogni occasione scelse la stessa strada: ascoltare tutte le parti, ricercare una mediazione seria, non rinunciare mai alla responsabilità della decisione.
Non era la ricerca del compromesso a ogni costo. Era la convinzione che il dialogo sociale rappresentasse la via più solida per produrre risultati duraturi.
È la cultura della CISL, la convinzione che il lavoro si difende meglio quando il confronto produce soluzioni e la contrattazione costruisce equilibrio tra interessi diversi. Quando l’autonomia delle parti sociali viene riconosciuta come una risorsa della democrazia e non come un ostacolo».
La leader di Via Po ha sottolineato ancora come « oggi il lavoro attraversa una stagione di trasformazioni profonde. Cambiano le tecnologie e le competenze richieste, i modelli organizzativi e i confini tradizionali dell’impresa. Di fronte a questi cambiamenti, e alla rivoluzione prodotta dall’intelligenza artificiale, rimane però immutata una domanda di fondo: come fare in modo che l’innovazione produca più dignità e non nuove disuguaglianze? Come evitare che la competizione e l’innovazione si scarichino sulla parte più debole del rapporto di lavoro?
Tina Anselmi ci inviterebbe a partire da un punto molto semplice: non esiste qualità dello sviluppo senza qualità del lavoro.
E la qualità del lavoro non nasce mai spontaneamente. Va costruita attraverso regole, contrattazione, partecipazione, formazione, responsabilità condivisa».
«Non tutti i contratti hanno lo stesso valore, perché la qualità della tutela dipende anche dalla qualità della rappresentanza che li costruisce. È un principio che va sviluppato fino in fondo. Perché significa affermare che il denaro pubblico non può sostenere modelli fondati sul dumping, sulla compressione dei diritti dei lavoratori. Le risorse pubbliche devono accompagnare chi investe nella buona occupazione, nella qualità del lavoro, nella sicurezza e nella buona contrattazione» ha ricordato Fumarola.
«CGIL, CISL e UIL hanno scelto di presentarsi insieme con una piattaforma unitaria per un nuovo accordo sulle relazioni industriali, sulla rappresentanza, sulla contrattazione, sulla formazione, sulla salute e sicurezza, sulla partecipazione.
È un fatto che riafferma il protagonismo delle parti sociali nel momento in cui il mondo del lavoro è attraversato da trasformazioni profondissime. La piattaforma riafferma un principio che appartiene alla cultura della CISL: le grandi questioni del lavoro non si risolvono sostituendo la politica alla contrattazione, ma rafforzando la capacità delle parti sociali di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.
È questa, in fondo, la lezione che Tina Anselmi ci consegna. La politica deve creare le condizioni, riconoscere il valore dell’autonomia collettiva, sostenere i processi negoziali. Ma sono le relazioni industriali mature, credibili e rappresentative che danno concretezza ai principi costituzionali» ha concluso Fumarola.
All’iniziativa, coordinata da Emmanuele Massagli, Presidente Fondazione Ezio Tarantelli e componente esperto del CNEL, hanno preso parte: Renato Brunetta Presidente CNEL, Marina Calderone, Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Pia Garavaglia, Presidente ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani), Valentina Magrin, Presidente dell’Associazione “In memoria di Tina Anselmi”, Carole J. Beebe Tarantelli, psicoanalista già deputata del Parlamento italiano, Annameria Parente, Consigliera di amministrazione Fondazione Ezio Tarantelli, Mauro Pitteri, storico Fondazione Corazzin.



























