Incontro con Francesco Seghezzi, presidente di Adapt e autore di un libro sul rapporto tra democrazia industriale, economica e politica – Confronto con Roberto Benaglia, Presidente della Fondazione Carniti, Francesco Delzio, direttore del Master in Relazioni Istituzionali e Human Capital della Luiss Business school, Leonello Tronti, professore dell’Università Roma 3 e Marino Masucci, segretario generale della Fit-Cisl del Lazio
Qual è il rapporto tra democrazia industriale, economica e politica? Gli spazi di libertà e coinvolgimento nei luoghi di lavoro e la promozione, da parte del sindacato, di forme di partecipazione alle decisioni sociali ed economiche, hanno un influsso sui processi politici? C’è un fil rouge che lega l’innamoramento neoliberista per la disintermediazione con l’antipluralismo, la crisi della dimensione collettiva con l’ascesa dei populismi, in Europa come nel resto del mondo?
Se ne parlerà mercoledì, 22 aprile, a partire dalle ore 10.30, presso il Basilica Hotel in via Cavour, nel corso del Consiglio generale della Fit-Cisl del Lazio, che ospiterà un incontro con Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT, docente presso l’Università degli studi di Bergamo e autore del libro “Disintermediare stanca: democrazia economica, populismo e crisi del collettivo”. Un titolo che richiama la celebre raccolta di poesia ‘Lavorare stanca’, in cui Cesare Pavese parla di una fatica non soltanto legata alle attività di contadini e artigiani emarginati, ma a una sorta di prosciugamento socio-morale che ha a che fare con la dimensione esistenziale.
Perché, dunque, ‘disintermediare stanca’? Qual è l’orizzonte di senso che attualmente sta venendo meno? E cosa può fare il sindacato per risignificare il lavoro e, con esso, la partecipazione democratica in generale? Al dialogo su questi temi parteciperanno, oltre all’autore, Roberto Benaglia, Presidente della Fondazione Carniti, Francesco Delzio, direttore del Master in Relazioni Istituzionali e Human Capital della Luiss Business school, Leonello Tronti, Professore dell’Università Roma 3 e Marino Masucci, segretario generale della Fit-Cisl del Lazio. Modererà Giuseppe Passacantilli, Responsabile Ufficio Studi della Fit-Cisl del Lazio.
Per Masucci, “riteniamo importante, in quanto sindacalisti, tenere insieme l’impegno quotidiano al fianco dei lavoratori e una riflessione sul nostro ruolo di portatori di pratiche partecipative e di coinvolgimento, quindi di prassi democratiche. Come ha lucidamente espresso Axel Honneth, in un passaggio citato da Seghezzi, ‘uno dei più grandi difetti di tutte le teorie della democrazia è ostinarsi a dimenticare che i soggetti di cui si compone il sovrano da esse invocato a gran voce sono sempre anche, per la maggior parte, persone che lavorano’; persone che trascorrono gran parte della loro vita in un luogo in cui possono rafforzare, o dimenticare, le pratiche di cittadinanza economica e con essa, la partecipazione politica. Di fronte alla semplificazione binaria e semplicistica della realtà, amplificata dall’era dei social, il sindacato è, per citare il politologo Leonardo Morlino, àncora di democrazia, attore pluralista, e, in un mondo di guerre, custode delle sfumature del reale, dei legami sociali, dell’ascolto. Nel nostro piccolo, abbiamo aperto la Stazione Lavoro, un rifugio urbano per rider e driver, per restituire un senso di identità collettiva a lavoratori alle prese con la solitudine di chi lavora con un algoritmo”.
Per il sindacalista, “il libro di Seghezzi è una lucidissima e dirompente analisi dell’attualità, un quadro chiarissimo da cui partire per rideterminare i nostri obiettivi. Un ruolo che sentiamo di dover ricoprire e, forse, riscoprire, risiede nella capacità di costruire una speranza comune, un orizzonte di senso in cui il lavoro non sia ridotto a luogo di reificazione e mercificazione, a mera ‘prestazione’ misurabile e per questo remunerata, ma ritorni ad essere percepito e concettualizzato come un luogo di creazione di valore e di significati. ‘Il futuro non è più quello di una volta’, disse Mark Strand: la questione salariale, i venti di guerra, il venir meno dei rituali collettivi e anche, per citare Barbara Ehrenreich, la mancanza di una ‘Storia della gioia collettiva’ sono tutti elementi da approfondire e da cui ripartire per rivitalizzare il sindacato”.






