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Lazio. Lavoro, algoritmi e populismi: incontro della Fit Cisl sulla democrazia nell’era della disintermediazione

22 Aprile 2026 | Dai Territori > Lazio

Lazio. Lavoro, algoritmi e populismi: incontro della Fit Cisl sulla democrazia nell’era della disintermediazione

22 Aprile 2026 | Dai Territori > Lazio

Incontro con Francesco Seghezzi, presidente di Adapt e autore di un libro sul rapporto tra democrazia industriale, economica e politica – Confronto con Roberto Benaglia, Presidente della Fondazione Carniti, Francesco Delzio, direttore del Master in Relazioni Istituzionali e Human Capital della Luiss Business school e Marino Masucci, segretario generale della Fit-Cisl del Lazio

Lavoro sempre più individualizzato, relazioni in crisi e democrazia da ricostruire a partire dai luoghi di lavoro. Sono questi i temi al centro dell’incontro promosso oggi dalla Fit-Cisl Lazio, nell’ambito del Consiglio generale che si è tenuto al Basilica Hotel a Roma: la mattinata è stata dedicata alla presentazione del volume “Disintermediare stanca: democrazia economica, populismo e crisi del collettivo”, di Francesco Seghezzi.

Al dibattito con l’autore hanno partecipato Roberto Benaglia, Presidente della Fondazione Carniti; Francesco Delzio, direttore del master in Relazioni Industriali e Human Capital della Luiss Business School e Marino Masucci, segretario generale della Fit-Cisl del Lazio. Ha moderato Giuseppe Passacantilli, responsabile Ufficio studi della Fit-Cisl del Lazio.

Dal confronto è emerso che la spinta alla disintermediazione, – presentata negli ultimi anni come fattore di libertà -, ha invece prodotto effetti di isolamento e frammentazione, nonché di semplificazione binaria della politica, fattori facilitanti per l’ascesa di forze populiste: al centro del dibattito, quindi, la necessità di riscoprire la democrazia economica e la partecipazione nei contesti lavorativi, nonché il bisogno di riscoprire il lavoro come esperienza collettiva, portatrice di significato e irriducibile a una mera ‘prestazione’ quantificabile e bidimensionale.

Nel corso del confronto, Francesco Seghezzi ha illustrato la lettura critica delle trasformazioni in atto contenuta del libro: la progressiva riduzione degli spazi collettivi di rappresentanza, la crescente individualizzazione del lavoro e l’indebolimento dei corpi intermedi sono fenomeni che si riflettono anche nella crisi delle forme tradizionali della partecipazione democratica e nell’emergere di nuove forme di populismo. Roberto Benaglia ha sottolineato che, in questo contesto, è dunque fondamentale che il sindacato ricostruisca esperienze collettive significative, percepibili e palpabili, per ricostruire un orizzonte di senso comune. Delzio, che proviene anche da esperienze manageriali e imprenditoriali, ha invece affrontato il tema dal punto di vista delle aziende, soffermandosi in seguito sulle trasformazioni portate dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tendenze in atto.

Infine, “il sindacato deve restare presidio di democrazia e ricostruzione dei legami sociali”, ha dichiarato Masucci, illustrando l’esperienza dell’apertura della “Stazione Lavoro”, spazio di incontro per rider e driver: “un luogo di intermediazione e di ascolto”. Per Masucci, “il sindacato non ha affatto esaurito il suo ruolo per la costituzione di una società più equa e giusta, come dimostra una ricerca Ocse, che stabilisce una correlazione tra presenza sindacale e minori disuguaglianze. Si deve ripartire dalla costruzione di significati comuni, in cui il sindacato può essere vero e proprio attore di un ritorno ai luoghi di pluralismo e di intermediazione. Per raggiungere questo obiettivo, serve riscoprire la mediazione generale degli interessi, la propensione al Bene comune e all’interesse generale e una concertazione volta a ricostruire non solo un presente migliore, ma anche un’idea positiva di futuro. Non si può lasciare come eredità alle generazioni un orizzonte fatto di questioni salariali, volatilità, guerre, compressione dei diritti e assottigliamento del pluralismo”

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